F1: VERSTAPPEN

Alla vigilia lo aveva detto: “A cosa punto? A vincere. Bisogna sempre cercare il massimo”. Ma quella di Verstappensembrava una battuta, per esorcizzare un sabato disastroso, una qualifica che lo poneva in decima posizione e in quinta fila su un circuito dove notoriamente (ma lui ha smentito clamorosamente questa teoria) non si sorpassa. Altro che sparata, giusto per scherzare. Verstappen in Ungheria ha vinto per davvero, ventottesimo successo in carriera, e senza l’aiuto di fattori esterni, pioggia annunciata e mai arrivata (se non una spruzzata negli ultimi due giri), safery car o qualche altro colpo di fortuna, ma solo con la forza dei propri muscoli, del proprio talento, dei tanti sorpassi e di una squadra che gli confeziona una strategia perfetta, ad hoc, con azzeccata scelta delle gomme, tutto il contrario della disastrosa Ferrari, persa nella tattica, nei suoi errori, in due piloti che partivano davanti, Sainz secondo e Leclerc terzo, sognavano la doppietta e invece hanno chiuso smoccolando, passando il traguardo per quarto (lo spagnolo) e per sesto (l’attonito monegasco).

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