I LAVORATORI DELLO SPETTACOLO INVADONO LE PIAZZE

Lavoratori dell’audiovisivo, dei circhi, del teatro e delle scuole danze, ballerini e dj, scenografi e attrezzisti, tutti uniti in un momento drammatico per il settore dello spettacolo. Decine le iniziative nelle città italiane per accendere i riflettori su un settore tra i più colpiti dalle chiusure introdotte dall’ultimo Dpcm. 

Roma, la piazza davanti a Montecitorio è piena, e a fianco delle marsine degli orchestrali ci sono le giacche con gli alamari dorati dei circensi, e gli abiti da danza, gli spartiti, le maschere, ma anche, si sottolinea dal palco, gli abiti da lavoro degli attrezzisti, degli autisti, degli elettricisti e dei fonici, categorie ugualmente colpite dalla chiusura causa covid ma spesso ignorati. Tutto lo spettacolo italiano è stato chiamato a raccolta da Cgil Slc, Fistel-Cisl e Uilcom Uil, i sindacati di settore. La denuncia di una “assenza spettacolare” del governo è il fil rouge della giornata: non ci sono aiuti, non ci sono soluzioni, ci sono solo altre chiusure, e ormai la difficoltà è anche quella di mettere insieme il pranzo con la cena. La piazza guarda anche al futuro, con la richiesta di un salario equo, per uscire dalla crisi con pratiche virtuose, uguali diritti per donne e uomini, il riferimento costante alla costituzione. E il destinatario della protesta è per tutti il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. Che proprio oggi ha annunciato ulteriori 10 milioni di euro per la musica dal vivo, destinati anche alle realtà non esistenti nel 2019 e costituite entro il 28 febbraio di quest’anno.

Milano la protesta ha assunto la forma di un concerto muto in piazza Scala. A dirigerlo il pianista e direttore d’orchestra Enrico Intra. I musicisti hanno solo fatto il gesto di suonare i loro strumenti, i cantanti hanno aperto la bocca per essere afoni in questa occasione e così il silenzio ha accompagnato l’esibizione che è stata spezzata sul finale solo dal ritmare degli applausi dei manifestanti. “Noi siamo produttori di suoni, immagini e rappresentazioni ma oggi simuleremo il silenzio che è parte integrante della musica, un momento di attesa dove il pubblico pensa: adesso cosa succederà? Dirigere il silenzio oggi è importante non solo per la musica ,ma anche per i rapporti con le  persone e per questa piazza che protesta in modo civile e viva la musica”. Alla protesta hanno partecipato anche i cantanti de La bohème che sarebbe dovuta andare in scena alla Scala dal 4 novembre ma che è stata sospesa a causa dell’epidemia.

A Torino, coinvolti nella protesta musicisti, danzatori, attori, ma anche circensi, dipendenti dei luna park, artigiani, coreografi, fonici e specialisti del suono, elettricisti, manovali, personale dei cinema e dei teatri, i circoli Arci e le realtà che hanno dovuto silenziarsi dopo l’ultimo Dpcm. Le scuole di danza, con il coordinamento regionale di Assodanza, e anche volti noti come lo scrittore e direttore della scuola Holden Alessandro Baricco.

Ad Ancona, “L’arte cura, l’arte è cultura” è lo slogan gridato dalle ballerine con le scarpette da danza appese al collo, i tecnici con gli elmetti in testa, gli insegnanti di ballo in divisa, i trampolieri e i mangiafuoco che hanno animato piazza del Plebiscito. La manifestazione ha portato in piazza circa 300 operatori dello spettacolo, sui seimila addetti del settore nella Regione, prevalentemente precari.

Cosenza si è tenuto invece un sit-in davanti alla prefettura. “Siamo preoccupati – dicono i lavoratori – per la decisione di chiudere per un mese i settori della cultura e dello spettacolo, oltre che palestre e piscine. Comprendiamo la necessita’ di rallentare l’avanzata del contagio, ma nei teatri, nei cinema, e nei centri sportivi si era già investito sulla sicurezza attraverso distanziamento, sanificazioni e riduzioni dei posti e questo rischia di essere un colpo mortale per questi settori”. Le maestranze chiedono sostegni  continuativi, perché, dicono, ripartire non sarà facile né immediato.

Genova c’è chi ha portato in piazza il tutù, chi le scarpette da danza per il flash mob in piazza De Ferrari. I lavoratori hanno dato vita a una “passeggiata” attorno alla fontana per denunciare la situazione difficile che stanno vivendo dopo l’ultimo Dpcm. “Noi anche in tempi normali siamo abbandonati – spiega Massimo Olcese, che era in tournée quando è scattato il blocco agli spettacoli – ma adesso la situazione è più complessa perché non abbiamo nessun aiuto economico. Servono soldi per aiutare persone che non lavorano anche perché le poche riserve che avevamo erano già finite con la prima chiusura”.

Convinti che chiudere cinema e teatri sia stato un errore “perché si tratta di luoghi che avevano garantito le misure contro i contagi” anche i lavoratori scesi in piazza a Trieste, per chiedere un “rafforzamento delle misure di sostegno al settore, in particolare sul fronte degli ammortizzatori sociali, e misure capaci di garantire al comparto reali prospettive di rilancio “a partire dal ripristino dell’operatività dei teatri e delle sale”.

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