IL DOMINO DELLE POLTRONE

La crisi di governo è sospesa, ma non vanno in vacanza le manovre per puntare a un cambio di squadra. E non tutte le strade – su questo versante – passano per Roma. “Nessun rimpasto. Se ne parla dall’anno prossimo”, è la battuta che accompagna via chat i parlamentari che staccano la sera dell’antivigilia, dopo le votazioni sulla manovra alla Camera. A meno che Napoli, è la chiosa, non aiuti i desideri di Natale ad avverarsi. Passa infatti per la capitale del Sud la chance di un cambio di poltrone nell’esecutivo guidato da Giuseppe Conte. La partita delle amministrative è alle porte, a cominciare dal dilemma della data: rinviarle a luglio, come hanno già cominciato a pensare i leader, oppure provare a giugno?  Ma sullo scacchiere delle grandi città che tornano al voto – Roma, Milano, Torino, Bologna e appunto il capoluogo campano –  si gioca l’ultima possibilità di redistribuire i pesi delle forze di maggioranza a Palazzo Chigi. E quella possibilità ha un nome e un cognome: Roberto Fico. E un indirizzo: San Giacomo, il palazzo sede del Comune, affacciato sulle navi del porto.

Se infatti il presidente della Camera continuerà ad accarezzare, come sembra, il progetto di correre come sindaco di Napoli, saldando così l’alleanza tra Pd e 5 Stelle, l’elezione per lo scranno più alto di Montecitorio diventerebbe un formidabile pretesto per smuovere altre pedine al governo. Su quella poltrona, già dall’estate scorsa, Dario Franceschini ha lanciato un’opa. La terza carica dello Stato sarebbe per il titolare del Mibact un eccezionale trampolino anche per eventuali e più alti Colli. Ma quel che è certo è che, intorno alle valutazioni di Fico, si muovono parallele altre aspirazioni. Come la corsa verso un sottosegretariato di Piero De Luca, figlio del governatore-sceriffo della Campania, o quella di Gennaro Migliore, già sottosegretario alla Giustizia nel governo Renzi.

“A parole, tutti confermano quello che Conte sta ripetendo da ore: non ci sarà nessun cambio. Ma la verità è che molti aspettano la decisione dell’esponente grillino”, conferma un big dei dem, consapevole che Zingaretti sta facendo di tutto per rinnovare, almeno a Napoli l’alleanza di governo. Di Maio e il segretario Pd ne hanno parlato già: il ministero degli Esteri ha dato il via libera all’operazione, persino i suoi colleghi in Regione Campania hanno adottato toni meno aggressivi contro De Luca, che pure non ha mai lesinato attacchi o battute scomposte all’opposizione di Valeria Ciarambino, capogruppo dei 5 Stelle. Ma ora l’input è: chiudere l’accordo. Ipotesi che vede proprio nel presidente della Regione il nemico numero uno. Non a caso è stato suo figlio in queste ore, il deputato Piero, a cercare una via d’uscita e un candidato sindaco assai più gradito a “papà”, premendo sul ministro dell’Università Gaetano Manfredi (in verità già in pole, da mesi, come nome autorevole) pur di allontanare lo spettro di Fico alla guida del Comune. Ma l’ex rettore della Federico II avrebbe risposto, per ore, picche: pur essendo stato nominato in quota Conte, e non rispondendo direttamente al Nazareno, per stile e cultura politica non se la sente di diventare un intralcio. Resta l’ipotesi del collega di governo Amendola – impegnato però con successo sul fronte caldissimo dei rapporti con l’Europa sul Recovery Fund – mentre Roberto Fico, 46enne,  per storia e percorso già vicino ad alcuni “compagni” della sinistra antimafia della prima ora , ha ammesso candidamente: “Ci sto pensando”. Riuscirà, Zingaretti, a vincere l’opposizione di De Luca che ha sempre battuto il pugno sul tavolo negli ultimi mesi, fino ai rapporti freddi e alla generale disapprovazione romana sui suoi toni di oggi?

E’ un risiko, che si giocherà nei prossimi mesi. Napoli al centro della grande battaglia delle amministrative: proprio mentre il centrodestra starebbe per schierare (colloqui già avvenuti con i leader Berlusconi e Salvini) un pm anticamorra come Catello Maresca,. E la sinistra potrebbe addirittura essere disorientata dalla discesa in campo di Antonio Bassolino, determinato a conquistare quella riabilitazione politica che il Pd non gli aveva concesso dopo le 19 assoluzioni dai processi.  

Tutte le strade portano a Napoli. Almeno dall’anno prossimo, subito.

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