LA NOSTRA VITA IN ZONA ROSSA

Chi aveva confidato in altri numeri,  che ci condannano invece oggi alla terza ondata, e sperato in un governo “aperturista” è rimasto deluso. Perché rispetto alle zone rosse dell’era Conte, le misure dell’era Draghi sono necessariamente, dicono gli esperti, ancora più rigide. Due terzi di tutti i cittadini, bambini e ragazzi compresi, torneranno quindi in lockdown, a poco più di un anno di distanza da quello generale della primavera scorsa. 

Le differenze riguardano anzitutto la scuola: se l’ex presidente del Consiglio aveva disposto il via libera progressivo alle lezioni in presenza fino alla seconda media inclusa, ora nelle regioni rosse tutti gli istituti di ogni ordine e grado, dagli asili nido alle superiori, devono chiudere.

Altra novità riguarda le visite ad amici e parenti, proibite per tutti. In zona rossa non vale più la deroga di Natale che consentiva un solo spostamento una sola volta al giorno in massimo due persone, eventualmente accompagnati da minori o da disabili, verso un’altra abitazione. 

E ancora i servizi alla persona: parrucchieri e barbieri dovranno chiudere così come i centri estetici e non saranno più “salvati”, come avvenuto in passato, dalle chiusure.

Scatteranno da lunedì le nuove gradazioni regionali dell’Italia a colori e con queste le nuove misure che saranno annunciate oggi dal Consiglio dei ministri via decreto legge. La cartina geografica si tingerà di scuro con 14 regioni che rischiano di essere in rosso (Campania, Basilicata, Molise, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Toscana, Lazio, Calabria e le province autonome di Trento e Bolzano), 5 in arancione e due sole zone gialle, le isole felici di Sicilia e Sardegna (che al momento è addirittura bianca). Un preludio del minilockdown nazionale di Pasqua e Pasquetta che vieterebbe tutti spostamenti tra Regioni, riunioni di famiglia in casa e pranzi al ristorante.

Niente più lezioni in presenza per tutti gli alunni, dagli asili nido alle scuole superiori, nelle regioni rosse. Lo stesso vale in tutti i Comuni dichiarati rossi con ordinanze locali, a prescindere dal colore della regione. Gli studenti con disabilità o con bisogni educativi speciali potranno continuare ad andare in classe. Per quanto riguarda gli atenei sono le singole università a decidere quali attività formative indispensabili possono essere mantenute in presenza, nel rispetto del protocolli e sentito il Consiglio universitario regionale. E lo stesso vale per esami e sessioni di laurea, di cui va garantito svolgimento e modalità pubblica (anche telematica).

In zona rossa non si può uscire di casa se non per andare a fare la spesa, buttare la spazzatura, andare a correre, portare fuori il cane nei pressi della propria abitazione, raggiungere il luogo di culto più vicino a casa. Non si può uscire dal proprio comune o dalla propria regione se non per lavoro, urgenza o salute. Tra queste eccezioni restano sempre valide quelle relative all’assistenza a persone anziane non autosufficienti, figli minori o attività di volontariato nell’ambito del Servizio civile nazionale, per la gestione dell’epidemia in corso, per l’addestramento di unità cinofile o per l’assistenza agli animali. Anche gli atti notarili di compravendita di una casa rientrano tra le ragioni valide per spostarsi tra regioni. Se non vietato da ordinanze locali e se ci si è trasferiti nella seconda casa, sia essa di proprietà o affittatta, vi si può rientrare dopo il lavoro anche fuori regione, una famiglia alla volta. Altri spostamenti verso seconde case possono riguardare solo lavori di somma urgenza, tipo un allagamento. Lo svolgimento di visite turistiche guidate non è consentito in area rossa. Si può andare in auto, per necessità, con persone non conviventi indossando tutti la mascherina: il guidatore e due passeggeri al massimo per ciascuna ulteriore fila di sedili posteriori.

Per muoversi da casa è obbligatoria l’autocertificazione, preferibilmente da stampare e compilare.

La deroga di Natale ormai è solo un ricordo: chi vive in una zona rossa non può andare a trovare a casa amici e parenti nemmeno una sola volta al giorno. Il divieto, stando a quanto annunciato finora dal governo, resterà in piedi anche durante le festività di Pasqua. Sono escluse da questo divieto le visite anche fuori comune o fuori regione per ragioni di necessità, urgenza e salute, come l’andare a trovare un anziano non autosufficiente o un figlio minore. Lo stesso vale per le attività di volontariato. Vietate invece le visite in carcere e alle persone ricoverate in una struttura detentiva a carattere ospedaliero, che possono svolgersi solo a distanza. 

In zona rossa bar, ristoranti e locali devono chiudere. Dalle 18 alle 22, ora in cui scatta il coprifuoco, è ovunque possibile l’asporto sia di piatti che di bibite da ristoranti, negozi al dettaglio di bevande ed enoteche, ma non da bar e attività simili senza cucina. Via libera a oltranza alle consegne a domicilio. 

Nelle zone rosse i negozi sono chiusi, tranne quelli di prima necessità: alimentari, farmacie, elettronica, ferramenta, edicole, profumerie, tabaccai, giocattolai e vivai. La lista completa accompagna ogni Decreto e dunque verrà resa nota insieme ai provvedimenti. Mercati e centri commerciali sono chiusi anche nei giorni feriali ma i negozi essenziali al loro interno possono restare aperti.  A fare la spesa bisogna andare uno alla volta per nucleo familiare.

Barbieri, parrucchieri e centri estetici chiudono in zona rossa. Anche qui una scelta in controtendenza rispetto al decreto di Natale in cui sistemare il taglio o prenotare una manicure veniva considerato un servizio essenziale. Sempre in zona rossa stop anche a tutti gli altri servizi alla persona ad eccezione di lavanderie, tintorie e pompe funebri. Restano sospese le attività dei centri benessere e dei centri termali.

Palestre e piscine restano chiuse in ogni città d’Italia, tanto più in zona rossa. Via libera anche alla corsa o alla biciclettata purché siano attività individuali, si svolgano nei pressi della propria abitazione e si mantengano due metri di distanza da chiunque. Se durante l’attività fisica si sconfina in un altro Comune, questo non è punibile, purché tale spostamento resti funzionale unicamente all’attività sportiva stessa e la destinazione finale coincida con il Comune di partenza. Restano sospesi anche gli sport di contatto, dal calcio al judo, a meno che non siano all’interno di competizioni sportive d’interesse nazionale. Vietata anche l’attività venatoria. Parchi e giardini cittadini restano invece aperti.

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