LE GRANDINATE STANNO DANNEGGIANDO L’AGRICOLTURA

Quello che non è marcito per La mancanza di braccia nei campi sta andando in malora per colpa della grandine. Con l’ultima ondata di maltempo cresce il conto dei danni provocati all’agricoltura da un giugno durante la quale si contano quasi cinque violente grandinate al giorno. 

Una analisi di Coldiretti ha rilevato in Italia ben 46 violente tempeste di ghiaccio nella prima decade di giugno, in aumento del 15% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sulla base della banca dati europea sugli eventi estremi (ESWD). Del tutto inconsuete, sottolinea Coldiretti, anche le dimensioni del fenomeno con chicchi grossi come noci che se hanno offerto scenari suggestivi, da nevicata alla vigilia dell’estate, con strade e piazze completamente imbiancate, come è accaduto per le calli di Venezia o nelle spiagge sul lungomare dell’Adriatico, hanno inflitto pesanti danni nelle campagne dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia al Friuli, dall’Emilia Romagna alle Marche, dall’Umbria alla Toscana fino alla Puglia.

La grandine è l’evento atmosferico più temuto dagli agricoltori in questa stagione perché i chicchi si abbattono sulle produzioni provocando danni irrimediabili e mandando in fumo un intero anno di lavoro. Ad essere colpiti frutteti, vigneti, ortaggi, mais, pomodoro, tabacco, ma sono segnalate anche serre sventrate, campi allagati e frane e smottamenti con milioni di euro di danni nelle campagne.

Le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua e ghiaccio si abbattono su un territorio reso fragile dal dissesto idrogeologicocon 7.275 di comuni italiani complessivamente a rischio per frane o alluvioni (il 91,3% del totale).

In Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici e’ ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una piu’ elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense e il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne. 

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