PER L’ISTAT NEI PROSSIMI MESI CI SARÀ UNO SVILUPPO POSITIVO PER L’ECONOMIA

«Il miglioramento della fiducia di imprese e famiglie e la ripresa del commercio internazionale potrebbero costituire dei fattori a sostegno di un’evoluzione positiva dell’attività economica nei prossimi mesi». Lo afferma l’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana diffusa relativa al mese di febbraio dove si segnala un Pil acquisito nel 2021 di +2,3% e l’intenzione di un rialzo dei prezzi nel prossimo futuro da parte delle imprese che producono beni destinati alla distribuzione finale.

Nel capitolo dedicato al lavoro l’istituto di statistica scrive che «le indicazioni per i prossimi mesi mostrano qualche elemento positivo». «A febbraio – si legge nel rapporto – le attese sull’occupazione segnalate dalle imprese evidenziano decisi miglioramenti diffusi tra i settori». Nello stesso mese anche l’indice del clima di fiducia dei consumatori «ha registrato un lieve miglioramento sostenuto dalle componenti del clima economico e di quello futuro, mentre le attese sulla disoccupazione continuano a mostrare un’elevata volatilità, con un deciso rimbalzo rispetto a gennaio».

L’Istat sottolinea come «nonostante il parziale inasprimento delle misure di contenimento sociale, le indicazioni provenienti dalle imprese segnalano alcuni elementi positivi nei primi mesi dell’anno». Nel dossier si legge che «è proseguita la fase di miglioramento della domanda e della produzione industriale globali a cui si è accompagnata la risalita delle quotazioni del brent. A fine anno, gli scambi internazionali di merci in volume hanno superato i livelli pre–covid».

Negli ultimi tre mesi dello scorso anno in Italia il prodotto interno lordo ha segnato una flessione «determinata dai contributi negativi sia della domanda interna sia di quella estera netta». Il calo dei consumi delle famiglie «è stato fortemente concentrato nelle spese per servizi e per alcune tipologie di beni, come ad esempio abbigliamento e calzature». A febbraio, l’inflazione ha registrato un nuovo aumento che secondo l’Istat è «legato all’indebolimento del contributo deflativo dei beni energetici e a rincari moderati ma diffusi tra le principali componenti di fondo».

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