Putin “Forniremo missili Iskander alla Bielorussia”. Severodonetsk è in mano ai russi 

KIEV (ITALPRESS) – Se non è il record dal 24 febbraio, poco ci manca. Era da settimane che l’ovest dell’Ucraina non si risvegliava sotto il fuoco e quasi mai, negli “oblast” occidentali, si è assistito ad una sequenza di missili così insistente e numerosa in poche ore. Sono stati diverse decine quelli lanciati nella notte e di primo mattino contro obiettivi posizionati nella regione di Leopoli, in quella di Zhytomir e di Chernihiv. Alcuni di essi, secondo fonti ucraine, sarebbero stati sparati dal Mar Nero mentre altri potrebbero essere partiti dalla Bielorussia ed è per questo che Kiev ha accusato apertamente Mosca di voler trascinare Lukashenko nel conflitto.
Per quanto riguarda i missili arrivati nei dintorni di Leopoli, un paio sono stati intercettati dalla contraerea mentre altri quattro hanno centrato alcune strutture militari nei pressi di Yavoriv, ad una ventina di chilometri dal confine polacco, dove nelle prime settimane di guerra era stato colpito un centro di addestramento per l’esercito ucraino.
All’epoca erano morti almeno 35 soldati e non è mai stato chiarito se fra di loro c’erano anche istruttori occidentali mentre oggi, per fortuna, non si segnalano vittime. Ancora peggio è andata a Zhytomir, duecento di chilometri a est di Leopoli, dove almeno trenta missili hanno cercato di colpire un altro apparato militare. Anche in questo caso le autorità ucraine non hanno parlato di morti e feriti ma non è escluso che il bilancio venga tenuto nascosto per non demoralizzare le truppe. Infine Chernihiv, nel nord, una delle zone più martoriate fra fine febbraio ed il mese di marzo. Ancora una volta il bersaglio è stata la cittadina di Desna, con una ventina di razzi indirizzati verso questa località di appena 7 mila abitanti, ma anche in questo caso non ci sarebbero vittime. Forse proprio a causa della recrudescenza del conflitto, nella Capitale è stato reintrodotto per una settimana il coprifuoco notturno.
I nuovi e massicci attacchi a ovest non sembrano spaventare, in ogni caso, le autorità di Kiev che oggi si sono lasciate andare a previsioni a dir poco ottimistiche: “L’Ucraina tornerà ai suoi confini del 1991, non ci saranno altri scenari e non li stiamo nemmeno considerando. A partire da agosto si svolgeranno alcuni eventi, che dimostreranno al mondo intero che la svolta comincia ad avere luogo”. A sostenerlo, in modo perentorio, è stato il numero uno dell’intelligence militare, Kyrylo Budanov. “L’ho già detto e lo ripeto: prima della fine dell’anno, i combattimenti attivi diminuiranno praticamente a zero. Siamo irremovibili nel nostro punto di vista. Riprenderemo il controllo dei nostri territori nel prossimo futuro”. Kiev probabilmente confida nell’arrivo di tecnologia militare da Usa, Gran Bretagna, Polonia e Paesi Baltici in primis, in grado di rovesciare gli equilibri soprattutto a sud-est, dove la situazione appare complessa. E’ notizia di oggi, infatti, la resa ormai quasi definitiva di Severodonetsk, che per stessa ammissione del sindaco della città, Oleksandr Stryuk, è ormai tutta in mani russe. I soldati ucraini “hanno lasciato quasi completamente” il territorio anche se Kiev non parla di un ritiro completo ma di un semplice riposizionamento. Opinione peraltro condivisa dal governo britannico, che nel suo report quotidiano parla di un cambio di strategia “nel settore di Severodonetsk e Lysychansk” da parte delle forze ucraine, in attesa probabilmente di nuovi equipaggiamenti militari.
Sempre in Donbass secondo Mosca sarebbero stati uccisi 80 mercenari polacchi che combattevano con l’esercito ucraino nella regione di Donetsk. Sarebbero oltre trecento i “nemici” uccisi ogni giorno in quell’area secondo il bollettino reso noto dallo stato maggiore russo.
In serata, infine, da Putin è arrivata un’ulteriore minaccia: Mosca fornirà alla Bielorussia missili a corto raggio Iskander-M, capaci di trasportare anche testate atomiche. Il rischio che Minsk possa combattere a fianco del Cremlino è sempre più alto.

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