SEYFRIED, UN SOGNO DIVENTARE DIVA DELL’EPOCA D’ORO DI HOLLYWOOD

epa07396646 Amanda Seyfried attends the 2019 Vanity Fair Oscar Party following the 91st annual Academy Awards ceremony, in Beverly Hills, California, USA, 24 February 2019. The Oscars are presented for outstanding individual or collective efforts in 24 categories in filmmaking. EPA/NINA PROMMER

Per Amanda Seyfried, attrice che ama variare tra i generi e alternare ruoli da brava ragazza con personaggi più disturbanti, dare volto in Mank di David Fincher a Marion Davies, stella dell’epoca d’oro di Hollywood, “è stato un sogno. Mai avrei pensato di poter avere questa possibilità.

Anche considerando che sono cresciuta tra i film muti e in bianco e nero. Mio padre è un vero cinefilo e ha ancora oggi il seminterrato pieno di pellicole e proiettori”. Lo racconta l’attrice nell’incontro in streaming organizzato dall’American Cinemateque, dedicato al film che ripercorre la genesi di Quarto potere dalla prospettiva di Herman J. Mankiewicz (interpretato da Gary Oldman), lo sceneggiatore (con o senza il contributo, anche in scrittura, del regista Orson Welles, è il nodo al centro della trama) di un caposaldo della storia del cinema. Un omaggio di Fincher al padre Jack (morto nel 2003), autore dello script di Mank, che arriva agli Oscar con 10 candidature, compresa quella per Amanda Seyfried (qui alla prima nomination), data come favorita nella cinquina delle attrici non protagoniste. “Appena David mi ha parlato del progetto ho capito che sarebbe stato un capolavoro. E’ stato un onore guardarlo all’opera e contribuire a un film girato nello stile di quelli realizzati in quegli anni” spiega l’interprete di Mean Girls e Mamma mia!, che ha debuttato nello showbiz a 11 anni come baby modella per poi esordire in tv quindicenne nelle soap opera. “Io ho conosciuto quella Hollywood attraverso gli occhi di mio padre, appassionato soprattutto di Charlie Chaplin e Buster Keaton – aggiunge -. Il primo film di quell’epoca che mi ha fatto vedere è stato Nosferatu”. Per Amanda Seyfried tra i meriti di Mank c’è anche l’aver restituito il giusto spessore a Marion Davies, attrice e compagna del tycoon della stampa William Randolph Hearst, fonte d’ispirazione per il Charles Foster Kane di Quarto potere.
“Marion è stata un danno collaterale di Quarto potere.
Mankiewicz ha tratto spunto per la sceneggiatura dalla conoscenza di questa coppia e la Davies, che già era ricordata da molti solo come l’amante di Hearst, ha iniziato, a torto, a essere identificata con il personaggio del film di Welles, l’attrice senza talento Susan Alexander Kane… è stata una cosa molto ingiusta”. Chi conosceva Marion Davies “sapeva che il personaggio di Welles era una caricatura, e non aveva granché in comune con lei – sottolinea Amanda Seyfried – . Marion ha avuto sicuramente molte più opportunità di sfondare a Hollywood grazie ad Hearst, ma era anche molto stimata nell’ambiente. Ha fatto un lavoro di tutto rispetto. Non penso sia stato Hearst a comprarle una carriera, in tanti la consideravano molto talentuosa e io sono fra questi. Ho imparato molto da lei. Era brillante, aveva un ampio range al contrario di quanto alcuni pensano”. Mank “la mostra da questa prospettiva ed era arrivato il momento di farlo. E’ stato come darle un nuovo respiro, il film ha contribuito a fare chiarezza, a rivitalizzare la sua eredità”.
Anche perché “essere attrice in quegli anni era molto più difficile di oggi, le iniquità erano gigantesche, io non credo avrei resistito. Sono fortunata a vivere nel 2021 per quanto anche oggi siano fondamentali l’impegno e il lavoro”.
Marion Davies poi ha dimostrato quanto fosse brillante anche dopo aver abbandonato Hollywood, curando bene i suoi investimenti e sostenendo varie organizzazioni filantropiche per i bambini alle quali ha donato oltre un milione di dollari. “La sua relazione con Hearst, secondo me, non aveva a che fare con il fatto che lui fosse così ricco. Erano innamorati, c’erano veri sentimenti fra loro”. Ad Amanda Seyfried non era “mai capitato prima di ‘scomparire’ così tanto in un personaggio”. Ad arricchire Mank, c’è anche la sua alchimia con Gary Oldman: “Avevamo già lavorato insieme (nel fantasy horror Cappuccetto rosso sangue di Catherine Hardwicke, girato nel 2011) e questo ci è stato molto utile. Abbiamo un modo simile di lavorare sul set e di prepararci alle scene. Non so se Gary mi abbia anche aiutato ad avere il ruolo di Marion, ma so che ha detto delle belle cose su di me a David Fincher. Ho la sensazione che lo ringrazierò per tutta la vita”. (ANSA).

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