SPERAVO DE MORÌ PRIMA’ È LA MIGLIORE SERIE SU TOTTI CHE AVREBBERO MAI POTUTO FARE

Alla faccia del sacro terrore dei tifosi e di tutti quelli che “non somiglia manco lontanamente al Capitano”, Pietro Castellitto è il miglior Totti che si potesse immaginare, a tratti persino più Totti di quello vero. Nell’attesissima serie Speravo de morì prima (dal 19 marzo su Sky e NOW) prende la didascalicissima questione della somiglianza fisica e se la magna, perché trova invece l’essenza dell’ex numero 10 giallorosso, condividendone l’umanità e l’umorismo unici. Azzecca lo stesso sguardo a mezz’asta, la voce, il modo di muoversi nello spazio: TUTTO. La scrittura aiuta, certo (c’è una battuta su Marcello Lippi che non anticipiamo e che vi farà cadere dalla sedia). Ma Castellitto fa un gran lavoro: «Volevamo creare una maschera che lo ricordasse, lo evocasse, ma allo stesso tempo stupisse. Il cinema è evocazione, non imitazione», ha detto lo stesso Pietro in conferenza stampa. Cucchiaio, e goal.

L’approccio pop è la chiave migliore

Dopo l’ottimo documentario Mi chiamo Francesco Totti di Alex Infascelli, non era facile tornare a parlare del Capitano. E Speravo de morì prima lo fa – giustamente – con un approccio “largo” überpop, proprio nel senso di linguaggio contemporaneo e prospettiva popolare: Totti è di tutti, e dentro alla storia troviamo il calciatore, l’amico, il figlio, il marito (con la Ilary Blasi di Greta Scarano la dinamica alla Casa Vianello è deliziosa), il padre, ma anche il personaggio, senza dimenticare le mitiche barzellette. La serie gratta via la superficie dell’epica dell’ottavo re di Roma per restituircelo umanissimo (ed esilarante) e riscrive le regole della nostra commedia con il piglio della dramedy esistenziale a tratti quasi sorrentiniana (Stefano Bises, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Michele Astori e Maurizio Careddu, ha collaborato con il regista su The New Pope), con tanto di bellissime divagazioni oniriche. Insomma, Speravo de morì prima fa la scelta giusta, e forse l’unica possibile: leggere l’ultimo anno e mezzo di carriera di Totti attraverso il patrimonio pop e l’ironia di Totti. E funziona, ammazza se funziona

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