SPUNTA IL PARTITO ITALEXIT

Dell’Unione europea, quella dominata dall’asse franco-tedesco in cui si privilegiano banche e burocrazia a discapito del popolo, Gianluigi Paragone è un fiero oppositore. Il senatore si batte da sempre contro i diktat della Merkel e alle direttive che arrivano da Bruxelles. L’essere coerente con il suo credo è costato caro al parlamentare: Paragone, infatti, ad inizio anno è stato espulso dal M5s, quello stesso Movimento che fino alla scorsa estate era su posizione fortemente euro critiche.

Il tempo passa e le cose cambiano, soprattutto in politica. Se i grillini hanno cambiato posizione su molti temi a loro cari, Paragone no. Lui è un uomo d’onore e sa che nella vita la coerenza è un valore sacro e ben più forte della voglia di potere. E così il senatore ha annunciato che la sua battaglia contro la Ue non solo continuerà ma addirittura si intensificherà. “Entro luglio il senatore Paragone vuole fondare un suo partito per portare l’Italia fuori dall’Unione Europea e dall’euro”, ha dichiarato in terza persona lo stesso senatore in un’intervista a Libero Quotidiano. Potrebbe chiamarsi Italexit, “anche se per ora è una suggestione”, ha spiegato l’ex pentastellato. Già nei giorni scorsi era girata voce della volontà di Paragone di dare vita ad un soggetto politico con un’anima antieuropeista.

Ma oggi vi è un elemento in più. Nel progetto il senatore sta coinvolgendo un altro grande protagonista della battaglia contro la Ue: Nigel Farage, ex “Ukip” e attuale leader di “Brexit”, tra gli artefici dell’uscita del Regno unito dall’Europa. Secondo Paragone, il politico britannico è molto interessato all’idea di un partito italiano che si batta per la cosiddetta Italexit.

Per il senatore “il problema è che molti ormai pensano che le briciole siano il pasto vero” e tutto questo “fa male all’economia reale, alle famiglie, ai lavoratori e alle piccole e medie imprese: lo vedremo presto se l’Europa ci riempirà di soldi”. Paragone, inoltre, afferma: “Non credo nella Ue e non credo affatto che la Bce sia il suo braccio armato, almeno fino a quando non sarò in grado di stampare moneta e di monetizzare il debito”. Il senatore, come alternativa, si dice favorevole a uscire “direttamente dall’Europa, m’informo degli strumenti che ho a disposizione e stampo moneta“, tanto più che “non c’è manco più problema d’inflazione, magari ci fosse”.

Quanto al nuovo partito, poi Paragone ammette che la strada è difficile perché farlo “non è come organizzare una partita di calcetto, dove ti scegli i giocatori”. Infine, una battuta il senatore la riserva anche ad Alessandro Di Battista, considerato essere un importante punto di riferimento tra i grillini duri e puri: “Non siamo Albano e Romina”. Ma in politica come in amore mai dire mai. Soprattutto se la tensione all’interno del M5s dovesse esplodere causando una rottura definitva tra “governisti” e “ortodossi”. A quel punto nulla si può escludere. Magari Paragone potrebbe trovare alleati tra chi non ha digerito la svolta pentastellata.

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