2026: cifre record per i Challenger. Ma il premio pro-capite si abbassa…
Con una nota pubblicata sul proprio sito, l’ATP ha informato dell’aumento complessivo di montepremi per i tornei Challenger nel 2026. Per la prima volta, la “Serie B” del circuito mondiale supererà i 30 milioni di dollari, con una crescita di cinque milioni rispetto all’anno che sta per concludersi. Ma c’è di più: sarà demolito il record di tornei di categoria. Lo scorso anno era stato abbattuto il muro dei 200 tornei (207), quest’anno è stato ritoccato (216), mentre l’anno prossimo saranno addirittura 265, con l’istituzione di cinquanta nuovi tornei di categoria “50”, la più povera, sia in termini di punti che di montepremi. Ma andiamo con ordine: nel 2026, i Challenger garantiranno una cifra complessiva di 32,4 milioni di dollari. La nota informa che, rispetto al 2022, la crescita complessiva è del 167%. Tutto questo si inserisce nel progetto OneVision, lanciato con l’avvento di Andrea Gaudenzi come CEO ATP, il cui obiettivo è generare maggiori risorse per l’ATP per poi distribuirle tra i vari giocatori, in modo da garantire maggiore sicurezza finanziaria a un gruppo sempre più ampio di tennisti.
La crescita dei montepremi è stata resa possibile grazie alla commercializzazione dei diritti, resa possibile grazie al varo di un team dedicato al mondo Challenger.In questo momento, il circuito viene trasmesso in venti Paesi (per l’Italia c’è DAZN, qualche tappa è andata su Sky o SuperTennis), raggiungendo un numero record di quasi 34 milioni di spettatori. Tra l’altro, negli Stati Uniti hanno raggiunto un accordo con Tennis Channel, il meglio che si potesse chiedere per un prodotto di questo tipo. “Il montepremi del Challenger Tour è quasi triplicato rispetto al 2022 – ha detto Gaudenzi – questo è l’obiettivo di OneVision: creare le basi per gli investimenti nel nostro sport e offrire maggiore sicurezza finanziaria a più giocatori. C’è ancora spazio per crescere e stiamo lavorando per sfruttare al meglio questi progressi”. Qualsiasi riflessione sul tema deve partire da un doveroso presupposto: negli anni di presidenza Gaudenzi c’è stato un interesse senza precedenti verso il mondo Challenger.
