Alberto Genovese, la notte degli abusi Roberto Bolle chiamò il 113 per schiamazzi. La polizia suonò mentre la violenza sessuale era in corso
Prima e durante le violenze sulla 18enne, secondo la ricostruzione degli investigatori, gli agenti della questura si presentarono per due volte nell’appartamento di piazza Duomo dell’imprenditore arrestato, allertati dagli inquilini del palazzo che si lamentavano per la musica e il rumore: tra loro anche l’étoile della Scala. Agli agenti fu detto che la festa era finita e la musica era stata abbassata e, come da protocollo, non entrarono nell’abitazione
La notte del party in cui secondo le accuse si consumò la violenza sessuale per due volte la polizia bussò alla porta dell’appartamento di Alberto Genovese, l’imprenditore milanese fermato nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 novembre a Milano. Le forze dell’ordine furono allertate da due diversi inquilini del palazzo di piazza Santa Maria Beltrade, stremati dagli schiamazzi e dalla musica ad altissimo volume. Uno di loro è Roberto Bolle, l’étoile della Scala, che abita proprio nell’appartamento sotto a quello del 43enne, fondatore di Facile.it (azienda che ha ceduto e in cui non ha più alcun ruolo dal 2014) ed ex presidente di Prima Assicurazioni
