Allegri alla Roma, è l’idea. Ma Ancelotti ha un sogno
I tifosi della Roma la loro parte la fanno sempre. Domani si gioca contro il Parma all’Olimpico, all’ora di pranzo, e le presenze attese sono oltre 60mila. Tante, tantissime, per una squadra aritmeticamente più vicina alla B che all’Europa. «È un atto d’amore», si sente ripetere. Nelle radio, sui social, ovunque. È proprio in nome dell’amore che Dan e Ryan Friedkin non solo non hanno intenzione di abbandonare la Roma, ma vogliono rilanciare. Come? Non commettendo più gli errori del recente passato. Perché tutto il discorso che seguirà parte da un presupposto: quando la famiglia Friedkin ha comprato la Roma la bacheca di Trigoria era chiusa da 12 anni e non si giocava una finale da 7. Sotto la loro presidenza si è passati dai bonsai alle coppe, quelle vere, e sono state conquistate due finali in due anni. Il legame con i romanisti era totale: con gli esoneri di Mourinho prima e De Rossi poi, qualcosa si è incrinato. Ma i Friedkin vogliono recuperare. Ecco perché, mentre il presente è affidato al Ranieri allenatore, il futuro è nelle loro mani. Con i consigli di sir Claudio e quelli un po’ meno saldi di Ghisolfi, l’idea è di portare un allenatore vincente ed esperto.
I presidenti sono in prima fila in tutte le decisioni chiave del club: non c’è niente che non passi da loro. Vogliono riavvicinarsi ai romanisti. Non domani, oggi. L’argomento caldo riguarda la guida tecnica. Ranieri ha ammesso che proverà a fare di tutto «per far arrivare un bravissimo allenatore». Chi? Il nome è quello di Max Allegri. Testa e cuore, come in gran parte delle cose che riguardano la Roma, si intrecciano. Max non ama prendere squadre in corsa, farebbe un’ eccezione solo per il Milan, che per lui è speciale. La Roma ci aveva pensato prima di Ranieri, se nelle prossime settimane Allegri sarà ancora libero sono previsti nuovi contatti con Giovanni Branchini, il suo agente-amico. All’ex Juve l’ipotesi Roma non dispiace, a patto di avere mani libere e un progetto concreto. Ranieri è una garanzia, in questo senso, i Friedkin sono pronti ad esserlo.
Non è un’autocandidatura, bensì un sogno, quello di Carlo Ancelotti. Che peraltro non pensa a se stesso, ma a Davide, suo figlio. Il legame dell’allenatore più vincente della storia del Real con la Roma è quasi di sangue. Per questo il pensiero che Davide possa un giorno allenarla lo emoziona. È evidente che Ancelotti jr non ha il palmares e l’esperienza di Allegri, ma se lavori tutti i giorni con i fenomeni del Real la vita diventa grande in un battito di ciglia. Un po’ quello che vuole riprendere a fare la Roma. I Friedkin sanno bene che quest’anno è stato pesante per la gente, ma vogliono rimettere le cose a posto. Lo stadio è presente e futuro, il Ceo che sarà annunciato a breve è un altro tassello da mettere a posto e non si escludono altri ingressi nel management, la squadra va sistemata e a gennaio ci saranno importanti novità. Osservare, capire, agire: queste sono le parole chiave della Roma che hanno i mente gli americani. Perché è vero che i tifosi stanno facendo la loro parte, ma è altrettanto vero che la proprietà ha investito nel club un miliardo di euro. E non vuole fermarsi. Non adesso, non così. Testa e cuore, appunto. (Corriere dello Sport)
