Anguissa l’intoccabile: una garanzia anche nel nuovo Napoli. E il rinnovo è in arrivo
Nonostante i tanti rinforzi, rimane un pilastro e Conte lo ha trasformato in un incursore letale
Dove l’avevamo vista quella corsa lì, feroce verso la panchina, col mucchio azzurro unito l’uno sopra l’altro a festeggiare e lui, Frank Zambo Anguissa, travolto dall’affetto dei compagni e dall’urlo assordante del Maradona? Esattamente un anno fa, Anguissa cambiò la storia di Napoli-Parma, con quella capocciata all’ultimo respiro che ribaltò gli emiliani e regalò a Conte una vittoria insperata e disperata. Contro il Cagliari, sabato scorso, il dolce deja-vù. Stavolta col piattone destro, a una dozzina di secondi dallo scadere dei cinque minuti di recupero. E altra corsa verso la panchina, altro mucchio selvaggio, altro delirio al Maradona, che però adesso ci ha fatto la bocca ai gol del Re Leone. Potenza del lavoro di Conte, che ha reso il centrocampista camerunese anche uno straordinario terminale offensivo. Mai Anguissa era risultato così decisivo nell’area avversaria in carriera: 6 reti e 5 assist alla prima stagione con il tecnico leccese in panchina. E quest’anno si è messo in testa di migliorare quello score, cercando di esaltarsi anche nelle magiche notti di Champions. Napoli ha ritrovato un pilastro e adesso lavora per blindarlo, dopo aver esercitato la vecchia opzione fino al 2027. In un cassetto della scrivania del ds Manna c’è ancora una bozza per un nuovo accordo fino al 2028. Con ingaggio più alto, come premio fedeltà. E ora che il mercato è finito, se ne tornerà a parlare.
Ci sono storie nelle storie, che toccano il cuore e che ti legano sempre di più a un posto. E Napoli oggi è casa per la famiglia Anguissa, uomo chiave degli ultimi due scudetti. Un anno fa, dopo l’arrivo di Conte, Frank già riteneva chiusa la sua avventura in azzurro. Ma bastarono due minuti di chiacchierata col tecnico per fargli cambiare idea. Anguissa è stato da subito un pilastro della ricostruzione: intoccabile, al di là dei sistemi di gioco e delle situazioni. E quest’anno sarà lo stesso: che sia 4-3-3, 4-2-3-1, 4-1-4-1, poco cambia. Frank è la mezzala d’assalto, il catalizzatore di palloni vaganti. E anche un’arma a sorpresa per assaltare la porta. Contro il Cagliari, pochi istanti prima del gol partita, McTominay gli aveva tolto dalla testa il possibile pallone del vantaggio. Frank si è disperato, ma poi ha continuato a crederci. A spingere i suoi davanti, a presenziare l’area di rigore. Fino a quel pallone isperato buttato in area da Buongiorno. Fino a quel piattone destro che ha riscritto la storia di una partita che sembrava stregata. E poi la corsa, l’abbraccio, la dedica. Un’emozione condivisa con tutti. Il graffio del Re Leone, per un Napoli infinito. (Gazzetta.it)
