Steve Kerr ha sempre avuto l’aria del coach. Ime Udoka no. Quando il primo, da giocatore, si fermava a parlare a fine allenamento, compagni e giornalisti restavano ad ascoltarlo incantati. Udoka no, lui doveva telefonare ai vecchi compagni del liceo e dire: ci vediamo al campetto, vi spiego alcuni movimenti. Arrivavano ragazzoni attempati, qualcuno sovrappeso, le tute sdrucite, e lo ascoltavano per pura pietà di amici.

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