BASKET: NBA, KANTER ATTACCA LA CINA
Una nuova, spettacolare notte della Nba è stata preceduta da un pesante attacco di un giocatore contro la Cina. Motivo: la libertà del Tibet, quando mancano poche settimane all’inzio delle Olimpiadi invernali di Pechino. Il giocatore turco dei Boston Celtics, Enes Kanter, ha postato un messaggio sui social, rivolgendosi direttamente al presidente cinese Xi Jinping definito un “brutale dittatore” e sostenendo l’autodeterminazione del Tibet. “Caro brutale dittatore Xi Jinping e Governo cinese: il Tibet appartiene ai tibetani! #FreeTibet”. Nel discorso postato su Instagram e su Twitter, Kanter afferma: “Sostengo i miei fratelli e sorelle tibetani e sostengo le loro richieste di libertà”. Il suo messaggio è accompagnato da una foto di scarpe adornate con iconografia tibetana e slogan ‘Free Tibet’, indossate durante la prima partita della stagione 2021/22 contro i New York Knicks al Madison Square Garden. Nel video di tre minuti Kanter, indossando una t-shirt del Dalai Lama, critica la stretta soffocante della Cina sul Tibet. Presunto sostenitore del movimento gulenista, accusato da Ankara di avere orchestrato il fallito colpo di stato contro il presidente Recep Tayyip Erdogan nel luglio 2016, ha più volte affermato di avere evitato per anni ogni contatto con i membri della propria famiglia in Turchia per paura di esporli a rappresaglie dalle autorità. Suo padre, Mehmet Kanter, accademico accusato di appartenere a questo movimento fondato dal predicatore Fethullah Gülen e considerato da Ankara un terrorista, era stato assolto nel giugno 2020 da un tribunale turco dopo aver negato ogni legame con questo movimento. Il Tibet ha alternato nei secoli periodi di indipendenza e di controllo da parte della Cina, che sostiene di averlo “pacificamente liberato” durante un intervento militare nel 1951. Ma gli attivisti per i diritti umani e gli esuli tibetani affermano che il Governo centrale cinese pratica la repressione religiosa, la tortura, la sterilizzazione forzata e l’erosione culturale attraverso la rieducazione forzata.
