Boyega da eroe in Star Wars a marine disperato 

Al Sundance interprete di 892, da drammatica storia vera

In una mattina del 2017, l’ex marine 33enne Brian Easley, uomo pacato, educato e timido, papà di una bambina, tornato dal conflitto in Kuwait con un dolore cronico alla schiena, la sindrome da stress post traumatico e diagnosi di schizofrenia e paranoia, lasciato ai margini dai servizi sociali dedicati ai veterani, entra in una banca di Atlanta.

Sostenendo di avere una bomba nello zaino, prende in ostaggio due impiegate, lasciando andare tutti gli altri addetti e i clienti, e chiede di avere solo gli 892 dollari dell’assegno di sostegno che gli è stato sospeso ingiustamente (si scoprirà per un tecnicismo).

E’ l’inizio di una lunga giornata dall’esito tragico per l’ex marine, raccontata prima in un articolo del 2018 di Aaron Gell pubblicato su Task & Purpose, e ora in ‘892’, il dramma della regista Abi Damaris Corbin, che debutta in prima mondiale in gara al Sundance Film Festival. Nel ruolo del protagonista c’è una delle star lanciare dai sequel di Star Wars, John Boyega, in un cast che comprende Nicole Beharie Connie Britton, Olivia Washington, e Michael Kenneth Williams qui alla sua ultima interpretazione, nella parte del mediatore (anche lui ex marine) della Polizia che cerca di convincere Easley a desistere. “Ho letto l’articolo di Gell nel 2018, e il mio cuore si è spezzato. Ci ho rivisto le battaglie simili affrontate da mio padre, anche lui un veterano, che si è scontrato come Brian con il V.A (il Dipartimento degli Affari dei Veterani, che si occupa degli ex-combattenti delle forze armate, ndr) – spiega la regista nella Q&A dopo la premiere del film – e ho pensato solo a raccontarla nel modo più veritiero e onesto possibile”. Un compito nel quale si è fatta affiancare alla sceneggiatura dall’attore e commediografo britannico Kwame Kwei-Armah: “Avevo letto anch’io l’articolo e mi aveva toccato profondamente. Con il film abbiamo voluto porre delle domande, come ‘è questo il mondo che vogliamo?’. Abbiamo usato questa storia come catalizzatore per un dibattito, su come pensare un mondo migliore. So che può sembrare un obiettivo troppo grande, ma penso che la vita persa meritasse che ci facessimo quelle domande”.

Per John Boyega è stato fondamentale un lungo percorso di ricerca per il ruolo: “ho approfondito su tutto, il background di Brian, le condizioni nelle quali viveva (era separato dalla moglie e abitava in un motel economico che non poteva più permettersi, ndr), su tutte le circostanze che l’hanno portato a quel giorno comprese le sue patologie, come l’impatto sulla sua vita della sindrome da Stress postraumatico”. In attesa del debutto al Sundance il film è stato visto dalla vedova di Easley, Jessica e la figlia Jayla: “Eravamo tutti molto nervosi quando siamo andati da Jessica , ma quando ci ha detto che nel momento nel quale ha visto John era come vedere suo marito, siamo passati da una paura assoluta all’entusiasmo – racconta Kwei-Armah -. Anche se il film non fosse piaciuto ad altri, sapevamo di aver fatto del nostro meglio per rendere la storia di quella famiglia”.

“La nostra speranza – aggiunge Abi Damaris Corbin – è che guardando il film, se si conoscono situazioni simili, si sia più motivati ad agire, aiutare e chiedere aiuto”. Tra le emozioni legate al film anche l’essere arricchito dall’ultima performance di Michael Kenneth Williams, scomparso lo scorso settembre a soli 54 anni: “Michael aveva un’anima dolce e generosa – commenta la cineasta – il suo spirito permea ogni parte di ‘892’, è stato un privilegio averlo con noi”.

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