CACCIA AL PUSHER CHE AVREBBE FORNITO LA COCAINA A LIBERO DE RIENZO

Eroina tagliata o crack. E caccia allo spacciatore che avrebbe fornito la dose letale all’attore Libero De Rienzo. A tre giorni dalla sua morte assurda, fra le poche certezze, c’è quella polvere chiara trovata nell’appartamento assieme a mozziconi di sigaretta, tracce di uno spinello, forti sedativi.

Era davvero solo Picchio quando si è accasciato a terra? Chi è entrato ed uscito dal condominio al 49 di via Madonna del Riposo, nel quartiere Aurelio? Gli investigatori, mentre attendono il via libera dei pm Nunzia d’Elia e Francesco Minisci per avviare definitamente le indagini, avrebbero disposto l’acquisizione di alcune telecamere della zona per studiare i movimenti della vittima fin da mercoledì pomeriggio, quando il protagonista di «Fortapàsc» posta su Instagram la foto del posacenere sequestrato, fino alla sera stessa quando, dopo aver acceso il braciere letale («Notte africana. Tanto vale accendersi un fuoco», scrive De Rienzo, come riportato ieri su queste pagine), il 44enne accusa il malore. La domanda è necessaria: si poteva salvare? Si se De Rienzo era in compagnia di un amico, dello stesso pusher, che, preso dal panico, sarebbe fuggito a gambe levate chiudendo dietro sé la porta di casa.

Ascoltato dai carabinieri, C.T., l’amico di famiglia accorso al mezzanino dei De Rienzo con le chiavi lasciate dalla moglie della vittima, racconta che la serratura della porta era senza mandate. Come se fosse stata chiusa dall’interno, nel caso l’attore fosse stato solo, o dall’esterno, se qualcuno se ne fosse andato via accostandola dietro di sé. Ricostruzione, però, priva di elementi utili per confermare o smentire l’una o l’altra ipotesi. Mistero fitto, insomma, aggravato purtroppo da fake news, come quella che parla di un fantomatico testimone che avrebbe visto in un bar il vincitore del David di Donatello in compagnia di un losco personaggio, uno «spacciatore africano» o «siriano», poche ore prima della drammatica scoperta. Voci prive di fondamento, tutt’altro che confermate dagli inquirenti che indagano sul caso. Gli investigatori avrebbero anche acquisito i tabulati telefonici per studiare il traffico sul cellulare dell’attore scomparso. Stamattina la Procura di Roma conferirà l’incarico per l’autopsia e un primo test tossicologico sul cadavere di De Rienzo. Resta in piedi il fascicolo aperto con l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 586 del codice penale, ovvero morte come conseguenza di altro reato, per l’uomo che avrebbe fornito la droga a Picchio.

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