CALCIO: ROMA, ATTACCO
Quante volte abbiamo assistito a conferenze stampa in cui gli allenatori difendono le riserve delle proprie squadre più dei titolari cercando di dar loro la giusta importanza per mantenere inalterato quell’equilibrio nello spogliatoio spesso molto più labile di quanto si possa immaginare? Josè Mourinho no: da quando è alla Roma non lo ha mai nascosto. I suoi panchinari non sono all’altezza dei titolari. Ne è sempre stato convinto, sin dal ritiro di agosto a Trigoria. E, quando alla chiusura del mercato, i desideri del portoghese non sono stati realizzati, il suo malumore è cresciuto. La prima critica “ufficiale”, ovvero per mezzo stampa, era arrivata la sera del 17 ottobre quando la Roma cedette 1-0 allo Stadium a una Juventus apparentemente in ripresa, col tecnico capace di utilizzare appena due sostituzioni sulle cinque disponibili: una su un cambio forzato, l’infortunio di Zaniolo dopo 26′, l’altra solo all’81’ con Shomurodov per Veretout. “Ci sono panchine e panchine”, ribatté a fine gara a chi chiedeva spiegazioni. Poi, quattro giorni dopo, l’umiliante sconfitta per 6-1 in Norvegia sul sintetico del Bodo/Glimt ha scoperchiato definitivamente il vaso di Pandora. In quell’occasione il tecnico avrebbe attaccato pesantemente i suoi giocatori all’intervallo e una frase, più delle altre, racconta al meglio la rabbia dello Special One: “Tra voi c’è gente che non giocherebbe nemmeno qui in Norvegia o in serie B”. Anche il ko col Milan, nell’ultimo turno di campionato, non è passato inosservato: “Il Milan ha Tonali, io Villar e Darboe”
