CAOS SCUOLA

Si aprono delle crepe nell’organizzazione dei test sierologici che da lunedì saranno a disposizione in tutte le regioni (tranne nel Lazio e in Toscana dove sono già partiti) del personale della scuola che vorrà sottoporvisi. Alcuni medici di famiglia infatti hanno timori a praticarli nei loro studi medici perchè, sostengono, non ci sono sufficienti misure di sicurezza per svolgerli. “Il nostro – spiega Pina Onotri, segretario generale dello Smi, sindacato medici italiani che rappresenta circa 8 mila medici tra ospedalieri, di famiglia e guardie mediche – è un no motivato: non vorremmo si replicasse quello che è successo negli ospedali o nelle Rsa. Non tutti gli studi medici sono strutturati in modo tale che siano sanificabili e li’ dove ci fossero dei positivi, il medico dovrebbe stare in quarantena e lo studio conseguentemente rimarrebbe sarebbe paralizzato”. Ogni medico di famiglia ha in carico circa 1500 pazienti e laddove ci sono studi con più medici, si arriva a oltre 10 mila pazienti;. Oltre che dai medici di medicina generale, i test possono essere eseguiti presso la Asl competente per il territorio.

“La sanificazione dello studio del medico di famiglia – afferma Ludovico Abbaticchio, presidente dello Smi – deve essere carico del sistema sanitario e così deve avvenire con lo smaltimento dei rifiuti, che attuando i test deve avvenire quotidianamente. Insomma, ci devono essere dei criteri minimi di garanzia e sicurezza. Perchè non fare questi test nelle strutture preposte, le Asl o nelle stesse scuole? Siamo disponibili in tal senso”. Per lo Smi saranno numerosi i medici di famiglia che preferiranno non effettuare i test al personale scolastico.

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