Caso Raoul Bova, spunta la cifra (altissima) per il danno risarcitorio
Bova avrebbe agito legalmente anche nei confronti di Alba Parietti: l’indiscrezione riportata da Gabriele Parpiglia
Il caso di Raoul Bova e l’ormai ex Rocìo Morales non è certo limitato alla cronaca rosa. Nel mezzo ci sono, infatti, due questioni ben più rilevanti di un banale gossip estivo: l’affido delle figlie (anche e i due non erano sposati) e gli audio della chat privata tra l’attore romano e Martina Ceretti, sua presunta amante. In particolar modo, Bova si è mosso legalmente anche contro chi ha usato quell’audio sui social.
Tra i nomi delle persone e società colpite e coinvolte, scrive il giornalista Gabriele Parpiglia, ci sono: Fabrizio Corona, Meta Italia (Facebook e Instagram), Google, Sede Italiana, Youtube (Google Llc), Sede Italiana, Tiktok (Bytedance Ltd), X Corp., Sede Europea A Birmingham, Ryanair Holding, Sede Italiana, S.S.C. Napoli S.P.A., Studio Legale Cipriani, Torino F.C. S.P.A.
Non solo. Anche una serie di personaggi noti, tra cui Alba Parietti. “Il suo nome – scrive Parpiglia nella newsletter -, è stato accorpato alla lunga querela in sede civile e penale”. Nel procedimento in oggetto, è intervenuto anche il Codacons il quale, a tutela tanto del Signor Bova quanto della collettività dei consumatori digitali, ha chiesto al Garante della Privacy di adottare tempestivi e urgenti provvedimenti.
Ma in tutto questo, a quanto ammonterebbe il danno risarcitorio? Parpiglia rivela la cifra (altissima). Ben 20 milioni di euro. E di mezzo c’è anche tutto l’aspetto penale. Come andrà a finire? Non resta che attendere i nuovi sviluppi e, soprattutto, eventuali conferme (o smentite) da parte dei legali di Bova. Intanto, l’ormai famoso Federico Monzino ha parlato, confessando di essere stato lui a inviare tutto a Corona.
Proprio ieri, il Garante per la protezione dei dati personali ha aperto un’istruttoria a seguito della diffusione dell’audio, o di estratti della conversazione privata, dell’attore al fine di accertare eventuali violazioni della normativa privacy e delle Regole deontologiche dei giornalisti.
L’audio – sottolinea il Garante – “diffuso senza consenso, proviene da una conversazione privata via chat tra l’attore e un soggetto terzo. Il contenuto è stato successivamente rilanciato sui social, spesso accompagnato da post, video e vignette dal tono ironico o denigratorio, ottenendo un’ampia risonanza mediatica”.
L’Autorità ha inoltre emesso un avvertimento nei confronti di tutti i potenziali utilizzatori dell’audio o di contenuti estratti dalla conversazione privata dell’attore, ribadendo che la loro ulteriore diffusione potrà comportare l’adozione di ogni provvedimento ritenuto opportuno, anche di carattere sanzionatorio. (Today.it)
