C’è un nuovo Irama in circolazione 

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Nel nuovo album “Il giorno in cui ho smesso di pensare”, reduce dal quarto posto a Sanremo, l’artista svela la sua svolta urban e collabora con Gué, Sfera Ebbasta, Lazza e Shablo.

Con “Ovunque sarai”, brano che si è classificato quarto all’ultima edizione del Festival di Sanremo, Irama ha toccato vette importanti: certificazione “Oro” in poco tempo con oltre quindici milioni di streaming e oltre nove milioni e mezzo di visualizzazioni per il video che irrompe anche nella classifica globale di YouTube. Sull’onda di questo successo, l’artista, 26 anni, ha svelato la tracklist del suono nuovo album e ha sorpreso molti fan: il progetto, intitolato “Il giorno in cui ho smesso di pensare” uscirà il 25 febbraio e sin dalla lettura degli ospiti fa intendere che segnerà un ulteriore passo avanti nel suo percorso di crescita e nella definizione di un nuovo sound personale.

Con questo lavoro Irama, infatti, si addentra nei territori della musica urban e anche in quelli latin/pop, in compagnia di rappresentanti importanti della scena: Sfera Ebbasta, Rkomi, Gué, Willy William (dj, produttore discografico e cantante francese), Lazza ed Epoque (rapper e cantante afroitaliana classe 1994). Sul fronte della produzione spazio a Shablo (che ha curato anche il brano sanremese, ndr), Junior K, Mace, Merk & Kremont, Greg Willen e molti altri. Sarà interessante capire se questo “salto” sarà credibile e autentico o meno. 

Molti artisti, in questi anni, si sono regalati una rinfrescata abbracciando il mondo urban, che però rimane sempre un campo minato. Un terreno non semplice da esplorare e soprattutto, ormai, saturo e inflazionato. La presenza di Shablo come nuovo deus ex machina del percorso artistico di Irama fa comunque ben sperare.  Il cantante, a Sanremo, ha descritto così il suo momento artistico: “Sono sempre in metamorfosi. Sono molto giovane, ho tanto da imparare, ma nella mia breve carriera ho avuto la fortuna di raggiungere risultati importanti. Hanno parlato di me bene, benissimo, male e anche malissimo. E questo mi ha sempre fatto piacere: basta che se ne parli. Per me la musica è un cambiare pello continuo, una scoperta interiore. Chi ha le palle nella musica, scusate il francesismo, non ha paura di sbagliare”.

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