CICLISMO: TOUR DE FRANCE

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Una tappa per attaccanti, due arrivi in salita, una frazione per velocisti, la crono e la passerella di Parigi. Il menu per la fine del Tour è questo, un copione che Pogacar dovrà recitare amministrando un vantaggio quasi epocale: è dal 2000 che la maglia gialla non aveva così grande margine sul secondo. Per la prima volta nella storia i primi dieci appartengono a dieci squadre diverse. La tattica ne risente, non c’è controllo, ma le lotte per le posizioni favoriscono la UAE: a turno le squadre più danneggiate dalla situazione di corsa si mettono davanti e danno una mano involontariamente allo sloveno. È il caso della Ineos, che l’ha portato in carrozza sull’Envalira, senza poi attaccarlo. L’undicesimo della generale, Mattia Cattaneo, dell’undicesima squadra diversa in testa alla generale, la Deceuninck-Quick Step di Mark Cavendish, ha ancora l’obiettivo top 10. Che però la tappa di Andorra ha terribilmente complicato: il 31enne di Alzano Lombardo deve recuperare quasi quattro minuti al regolarissimo Pello Bilbao. Dietro Cattaneo c’è comunque il vuoto di 6 minuti, fino al 12°, il francese Paret-Paintre. La sera della finale Italia-Inghilterra c’è stato un curioso siparietto in casa Deceuninck, con Cattaneo e Cavendish, un italiano e un inglese, riuniti nella stessa stanza e davanti alla stessa tv a tifare l’uno contro l’altro. “Ma molto pacatamente, né io, né Mark siamo grandissimi tifosi di calcio. Certo, è stato bello, emozionante e divertente. Però, pur essendo italiano, non posso saltare la prossima tappa per festeggiare, purtroppo…”. È probabile che tenti invece una fuga da lontano, in questa lunga Pas de la Casa-Saint Gaudens, con partenza in discesa proprio sul confine franco-andorrano.

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