Cigarettes, la vera storia dell’album perduto di Battiato

La racconta per la prima volta Fabio Pianigiani, che negli anni ’70 era membro della band con Giusto Pio e Juri Camisasca. «Improvvisazione, elettronica, classica, etnica. E Franco cantava in tedesco»

Molti battiatofili sanno che prima de L’era del cinghiale bianco, pubblicato nel 1979, Franco Battiato realizzò una versione di tale album rimasta inedita, a parte un paio di brani apparsi in una recente ristampa. Il Cinghiale perduto è una sorta di Sacro Graal per i collezionisti. Ma il disco citato non è l’unico album perduto del siciliano.

In epoca di sperimentazione dura e pura – la fase più ostica del cammino artistico di Battiato, quella dei tre dischi “bianchi” su etichetta Ricordi – il musicista ha inciso un disco del quale non esiste traccia da quasi nessuna parte. Quel “quasi” si riferisce al fatto che in realtà due brani (ma in versione registrata ex novo, quindi non gli originali) fanno parte di un disco di Giusto Pio, Note, pubblicato nel 1987. Ma ciò non cambia di molto la sostanza perché il grosso dell’album risulta scomparso, volatilizzato, inghiottito nei meandri della discografia italiana.

Il disco perduto non sarebbe uscito a nome Franco Battiato, bensì col marchio di una band fortemente voluta dal produttore Angelo Carrara (colui che sta dietro ai più grandi successi di Franco) e formata da Battiato, Giusto Pio, Juri Camisasca e Fabio Pianigiani.

A raccontarlo è lo stesso Pianigiani, chitarrista, musicoterapeuta e session man di grande levatura, per anni a fianco di Gianna Nannini in una serie di album e tour di grande successo. Da sempre restio a raccontare della sua esperienza con Battiato (e da me interpellato in passato senza grandi risultati), Fabio ha finalmente deciso di rompere il silenzio e di raccontarci la storia del disco e del gruppo che lo ha realizzato, il cui nome era Cigarettes.

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