Coldplay fischiati in Romania a causa di uno special guest

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A Bucarest il 22enne Babasha divide il pubblico: sospetti di razzismo dietro la contestazione

Una delle caratteristiche del Music of the Spheres World Tour, oltre alla sostenibilità nella produzione, è la presenza di ospiti “locali” sul palco: è successo nel New Jersey nientemeno che con Bruce Springsteen, con Kelly Jones degli Stereophonics a Cardiff e con Bryan Adams a Vancouver. Logico, quindi, che Chris Martin e soci avessero in serbo una sorpresa anche per il pubblico di Bucarest, dove lo scorso mercoledì ha avuto luogo la prima delle due date nella capitale rumena previste dal calendario.

La risposta del pubblico, tuttavia, non è stata quella che i Coldplay si attendevano: appena messo piede sul palco l’ospite speciale della serata è stato letteralmente subissato dai fischi. A essere contestato con veemenza è stato Babasha, ventiduenne star del manele, genere ibrido che mescola le sonorità pop e urban contemporanee a quelle della tradizione rom.

Assimilabile al turboflok serbo ma con una tradizione ancora più profonda alle spalle (che risale, nella sua forma classica, alla fine del XVIII secolo), il manele è un genere decisamente divisivo per il pubblico rumeno: come riferisce Euronews parte dell’opinione pubblica locale contesta agli artisti che vi ci si dedicano testi troppo superficiali, sgrammaticati e rozzi, con riferimenti misogini e sessisti, spesso centrati su stili di vita violenti o criminali. L’insofferenza di parte della platea nei confronti del manele si è riflessa persino nelle delibere delle amministrazione locali: già nel 2010 il comune di Cluj-Napoca, il principale centro urbano della Transilvania, si segnalò per l’emissione di un’ordinanza che proibiva ai taxi in servizio di diffondere manele a bordo dei veicoli.

“Mi aspettavo di dividere il pubblico, ma non fino a questo punto”, ha spiegato in una clip postata sul suo account TikTok ufficiale Babasha”: “Per quanti non siano al corrente, il manele ha una cattiva fama solo per colpa del razzismo, non per colpa della musica in sé. Nonostante i fischi, avrei accettato in ogni caso l’invito dei Coldplay, perché queste sono occasioni che si presentano giusto una volta nella vita. Sono solo un ragazzo di 22 anni che lavora giorno e notte per realizzare un sogno: non importa che canti manele”. (Rockol.it)

Immagine: R101

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