CONTE RINNEGA IL PASSATO E LE LEGGI SALVINI

“È chiaro che Conte sta facendo di tutto per cancellare le tracce del suo primo governo”. A dirlo senza troppi giri di parole è Gianluigi Paragone, un ex grillino che il primo governo Conte, quello del patto tra la Lega di Matteo Salvini e il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio capo politico, l’aveva sostenuto ma che, quando i grillini si erano apparentati con i dem, aveva preferito cambiar aria e andarsene nel Gruppo Misto. Dall’inizio della legislatura non è certo stato l’unico parlamentare a dismettera la casacca pentastellata in dissenso con i vertici del partito. È il risultato delle continue piroette che il premier Giuseppe Conte e compagni sono costretti a fare pur di mantenere salda la poltrona. D’altra parte chi poteva credere in un passaggio indolore dall’alleanza con il Carroccio a quella con i dem? A farne le spese sono, ovviamente, gli italiani.

A un anno dal nuovo patto con Nicola Zingaretti, Conte ha rotto ogni indugio. Incassato il “sì” al referendum costituzionale, che fa calare la mannaia sulle Camere riducendo di un terzo i parlamentari, e stoppata l’avanzata del centrodestra in regioni importanti come la Toscana, la Campania e la Toscana, siamo arrivati al redde rationem. Il premier è, infatti, pronto a tagliare qualsiasi legame con il proprio passato. Per farlo deve cancellare i due vessilli leghisti che hanno segnato il suo primo governo: i decreti Sicurezza e quota 100. Era già nell’aria che le due leggi che regolano l’immigrazione clandestina e ostacolano le ong venissero cancellati. Era solo una questione di tempo. Dopo le elzioni regionali, Zingaretti è subito passato all’incasso. Così ieri il premier non ha potuto che promettergli che l’abolizione sarà “all’ordine del giorno del primo consiglio di ministri utile”. Il governo intende “allargare il meccanismo di sicurezza e di protezione per i cittadini e per i migranti, che spesso arrivano in Italia in condizioni di fortuna”. “Si tratta di un progetto molto più ampio rispetto a quello del passato”, ha assicurato Conte che crede ancora nella trattativa con la Commissione europea sulla redistribuzione dei rifugiati. Non ci serve aspettare il prossimo Cdm per capire dove voglia andare. Nei mesi scorsi hanno già dato prova della propria fede cieca nell’accoglienza indiscriminata. Basti pensare che a settembre sono già sbarcati più immigrati di tutto il 2018. Oltre 23mila arrivi. Tanto per intenderci: quando al Viminale sedeva Salvini, erano meno di un terzo.

Conte non si limiterà a cancellare i decreti Sicurezza. Nemmeno quota 100 passerà indenne alla mannaia dei giallorossi. L’intervento, su cui Salvini aveva puntato in campagna elettorale per mettere una toppa ai pasticci fatti dall’ex ministro Elsa Fornero quando era al governo con Mario Monti, non sarà rinnovato nel 2022. Il cambio di linea era nell’aria ma l’annuncio del premier è stato accolto positivamente da tutta la sinistra. “È una svolta importante. Dopo aver cambiato linea in Europa, torniamo alla serietà sulle pensioni rimediando ancora ai danni del governo populista”, ha detto Matteo Renzi pensando già al prossimo obiettivo, ovvero far digerire il Mes ai Cinque Stelle. Una volta cancellata la legge sulle pensioni, l’avvocato del popolo avrà del tutto tagliato i ponti con proprio passato disconoscendo le leggi che lui stesso aveva difeso e sottoscritto.

Questo voltafaccia non deve affatto stupirci. Già in passato, quando i giudici si sono accaniti contro Salvini per il caso Gregoretti, Conte aveva voltato lo sguardo da un’altra parte. “Ha deciso tutto Matteo”, aveva detto. Come se, in quei giorni di fine luglio 2019, non avesse mai sentito parlare di una nave ancorata al largo delle coste siciliane con la bellezza di 131 immigrati clandestini che aspettavano di essere sbarcati nel nostro Paese. “L’interesse pubblico prevalente non c’era, fu un’azione personale”, aveva giurato un altro campione di coerenza quale Di Maio. Col voto a favore del processo al Capitano fu il primo vero passo di rottura con il passato. Come spiegare sennò le dichiarazioni a sostegno del leghista per quello che fu un caso-fotocopia: la nave Diciotti. L’estate del 2018 Salvini l’aveva lasciata in balia delle onde, con 177 immigrati a bordo, per sei giorni. Eppure il Senato aveva negato l’autorizzazione a procedere, anche con i voti dei parlamentari grillini. “Le azioni poste in essere dal ministro dell’Interno – aveva assicurato il premier – si pongono in attuazione di un indirizzo politico-internazionale che il governo da me presieduto ha sempre coerentemente condiviso fin dal suo insediamento”.

Dopo averlo abbandonato nelle grinfie dei giudici, ora Conte si appresta a cancellarne la memoria politica. Dunque, subito via i decreti Sicurezza che fin quando sono stati applicati hanno contribuito ad azzera gli sbarchi e a ridurre l’immigrazione clandestina. Poi toccherà ai pensionati: addio a quota 100 e nuovi scaglioni che, stando alle indiscrezioni trapelate sin qui, non preannunciano nulla di buono.

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