DANIEL DAY-LEWIS: L’UMILTÀ DI UNO DEI PIÙ GRANDI ATTORI DI SEMPRE.
Firenze, 1999.
Daniel Day-Lewis, uno tra i più grandi attori della storia del cinema, è stanco di tutto lo Showbiz di Hollywood, e per questo, decide di scappare da tutto ciò che per i grandi della recitazione è il palcoscenico tanto desiderato, abito e invidiato, ma non è questo il caso di Daniel, perché lui è stanco di tutti quei riflettori puntati addosso, e di tutte quelle attenzioni che la sua persona crea negli altri.
Daniel Day-Lewis vuole solo una cosa: la normalità. Vuole la pace di poter vivere la sua vita come una persona “normale”, ritrovare sé stesso, e non dover vivere come una leggenda vivente del cinema, e, proprio per questo motivo, l’allora vincitore di un solo Premio Oscar come Miglior attore per Il mio piede sinistro, decide di allontanarsi da tutto e tutti, trovando riparo in Italia, e più precisamente nella bellissima Firenze.
Qui, l’attore viene ospitato da amici che, durante una giornata come le altre, consigliano all’amico di andare nella bottega rinomata di Stefano Bemer, noto calzolaio Fiorentino, e questo per farsi realizzare un paio di scarpe su misura, e di altissima qualità, un consiglio che Day-Lewis coglie al volo, tanto da recarsi di persona nel negozio indicatogli, facendosi poi realizzare un paio di scarpe che, poco dopo, ritirerà direttamente.
Tutto finito? No, per nulla!
Infatti, dopo qualche giorno dal ritiro delle sue scarpe, i proprietari della bottega videro rientrare nel loro negozio l’attore nato a Kensington (Londra), e, come raccontato direttamente da Mario e Cristina Bemer, ovvero il fratello e la moglie di Stefano (venuto a mancare nel 2012), la loro iniziale “paura” fu quella di un reclamo da parte di Daniel Day-Lewis riguardo al prodotto da lui acquistato in precedenza, ma fu proprio lì che l’attore stupì tutti:
“Quando entrò nella nostra bottega ci chiese qualcosa di molto sorprendente. Voleva imparare la nostre arte, quella del calzolaio. Gli dicemmo che non potevamo pagarlo secondo i suoi abituali cachet, ma a lui non importava, voleva solo imparare il nostro mestiere, e lavorò gratis. Iniziò così il suo apprendistato. Ogni mattina, Daniel arrivava in bici con una bottiglia d’acqua, la camicia a quadri e i suoi jeans. Andava via solo nel weekend, chiedendo di poter uscire prima il venerdì, questo perché andava a Parigi da suo figlio, ma ogni lunedì mattina, puntualmente era davanti alla bottega. Mi colpiva la sua dedizione assoluta al lavoro. Aveva una compostezza maniacale, non dava confidenze, e stava in religioso silenzio otto ore al giorno. Era il primo ad arrivare, e l’ultimo ad andare via.
Ricordo bene quando arrivò in negozio la Madonna, la cantante. Lei voleva invitarlo a cena, ma Daniel non ne voleva sapere. Andò letteralmente nel panico, tanto da chiedermi d’invitarlo a cena a casa mia, così d’avere una scusa. Ricordo anche quando Martin Scorsese passò due intere mattinate qua in negozio. Cercò in tutti i modi di convincere Daniel a recitare nel film Gangs Of New York, mentre lui, imperterrito, smartellava sulle scarpe.
Fu sua moglie, Rebecca, che alla fine lo persuase e lo fece accettare.
Prima di andarsene, durante l’ultimo pranzo in famiglia, gli regalammo la cassetta degli attrezzi e le chiavi della bottega. Gli dicemmo: ‘Questa è casa tua.’, e lui scoppiò a piangere. Oggi vorremmo dirgli: ‘Daniel, vieni a prendere l’ultimo paio di scarpe che hai costruito. Sono pronte da più di dieci anni.'”
Alla fine, Daniel Day-Lewis lavorò circa 10 mesi come calzolaio nella bottega dei Bemer, realizzando scarpe come un normalissimo artigiano, e, per concludere questa bellissima storia, vorremmo mettere un pò di musica di qualità: infatti, quando Daniel Day-Lewis lavorava nella bottega suddetta, a Firenze arrivò un certo Gordon Matthew Thomas Sumner, che molti conosceranno come Sting, ovvero l’ex membro dei Police. Comunque, il cantante, grande amico dell’attore, si presentò anch’egli nel negozio in cui Day-Lewis stava lavorando da mesi, e questo per invitarlo, e portarlo con sé, al proprio concerto. Ma secondo voi, cosa fece in quella situazione il caro Daniel Day-Lewis? Beh, nulla!
L’attore disse chiaramente all’amico che non sarebbe andato via prima dell’ora di chiusura, questo perché stava lavorando, e, come se non bastasse, dopo aver finito, e prima di andarsene, il suo compito era quello di pulire per terra.
Morale della favola: Sting iniziò in ritardo il suo concerto, giustificando la cosa come un problema tecnico accidentale, ma la verità era che stava aspettando che Daniel Day-Lewis finisse di lavorare… e di ripulire il negozio.
Con questo post, facciamo ancora una volta i migliori auguri di buon compleanno all’immenso #DanielDayLewis, che ha compiuto oggi 64 anni, e con la speranza nel cuore di poterlo rivedere almeno ancora un’ultima volta in un film. Ciakthemovie
