Davis: Sinner “scelta difficile, ma già vinta due volte”
Jannik Sinner non parteciperà alle Davis Cup Finals. Al di là del significato tecnico (da “favorita assoluta”, l’Italia diventa una delle “possibili candidate” al titolo, rendendo più aperta e – paradosso – più interessante la competizione), si tratta di una batosta per almeno due stakeholder: in primis, il pubblico che aveva già acquistato il biglietto per quella che è stata definita “SuperTennis Arena” presso il polo fieristico di Bologna. Non è difficile immaginare che una buona percentuale di appassionati (pardon, tifosi) si fossero organizzati in funzione della sua presenza. E poi la Rai, che pochi giorni fa ha ufficializzato la trasmissione su Rai Uno di eventuali semifinali e finale con l’Italia in campo. L’effetto della rete ammiraglia sarà certamente smorzato dall’assenza dello sportivo italiano più amato e popolare. Delle questioni tecniche, degli incastri con le avversarie e delle difficoltà che gli azzurri potranno incontrare avremo tempo e modo di parlare, sviscerando quel che potrà accadere dall’Austria in poi (una prima analisi l’ha fatta il Direktor Lorenzo Cazzaniga sulle nostre pagine social). Qui vale la pena analizzare la questione sul piano sociale, politico, quasi esistenziale. In virtù della sua enorme popolarità – ancora più grande rispetto agli ultimi rifiuti, i gironi del 2023 e le Olimpiadi di Parigi – Sinner genera un movimento d’opinione fortissimo. Ogni sua scelta, ogni sua azione, è oggetto di una viva polarizzazione. E allora il pubblico si è rapidamente diviso in due fazioni: quelli che criticano la decisione in virtù di una presunta sacralità della Maglia Azzurra, con derive populiste legate al fatto che è reduce da una trasferta in Arabia Saudita per il Six Kings Slam, che gli ha regalato un assegno di 6 milioni in cambio di tre vittorie facili facili: 6-2 6-3 a Tsitsipas, 6-4 6-2 a Djokovic, 6-2 6-4 ad Alcaraz.
Esattamente lo stesso impegno che gli richiederebbe la Davis, magari con uno o due doppi da giocare (ma con singolari sulla carta meno impegnativi). E poi ci sono i tifosi scatenati di Jannik, più tifosi di Sinner che appassionati di tennis. La loro posizione, del tutto acritica nei confronti del loro idolo, li porta in primis ad attaccare chi osa criticarlo. “Irriconoscenti” “Chi ci ha fatto vincere le due Davis?” “Non lo criticavate quando ha vinto Wimbledon” sono alcune delle grida di battaglia di chi difende a spada tratta ogni gesto di Sinner. Legittimamente, s’intende. Questa polarizzazione condiziona inevitabilmente i professionisti dell’informazione, quei giornalisti che sarebbero chiamati a descrivere i fatti con la massima obiettività e poi – su quelli – formulare un’opinione. Le guerre virtuali sui social media rappresentano una fonte di pressione per chi è chiamato a informare, poiché una fetta sempre più grande di chi legge non chiede tanto l’obiettività, il sacro principio del giornalismo che è quello di (cercare di) avvicinarsi il più possibile alla realtà. Chiede di leggere opinioni simili alle proprie, di trovare conferma alle proprie teorie. È così per temi ben più importanti, figurarsi in un ambito tutto sommato secondario come lo sport. Tennis Magazine Italia non ha mai ceduto a questa tentazione. Pur ammettendo che chi scrive su queste pagine è un essere umano con la sua storia, le sue sensibilità, le sue preferenze e le sue idee, il principio base che ci guida è l’idea di un giornalismo il più obiettivo possibile, sordo alle pressioni esterne. Qualunque esse siano. La premessa, forse un po’ noiosa, è doverosa per comprendere il nostro approccio alla questione.
