Dionne Bromfield racconta Amy Winehouse in un nuovo doc: «Ecco chi era davvero»

Era solo una bambina quando firmò un contratto con l’etichetta della cantante. In ‘Amy Winehouse & me’ racconta la sua infanzia al fianco di una delle più grandi star del pianeta: «Mi ha insegnato a essere onesta»

Probabilmente, a sentirlo così, il nome Dionne Broomfield non vi dirà un granché. Questo a meno che non siate fan hardcore di Amy Winehouse. Che poi ok, siamo tutti fan di Amy Winehouse – come si potrebbe non – ma qui parliamo di fan con la F maiuscola, di quelli che non si sono persi nulla. Di quelli che sanno quindi che Dionne Broomfield, appunto, era la protetta di Amy Winehouse, la sua figlioccia, la prima a firmare con la sua etichetta. Di quelli che sanno che Dionne Bromfield, classe 1996, ha vissuto buona parte dell’infanzia al suo fianco.

Un rapporto stretto, particolare, un po’ come potrebbe esserlo quello che c’è tra sorelle. Un’amicizia che, ora che è adulta, Dionne ricorda con gli occhi lucidi. Quando Amy è morta, nel 2011, aveva 15 anni. Da quel 23 luglio di anni ne sono passati 10 anni, e ora Dionne racconta la sua storia in un documentario che arriva a su MTV proprio il 23 luglio. Titolo: Amy Winehouse & me: la storia di Dionne.

Quando si sono incontrate per la prima volta, la Bromfield aveva sei anni. Amy aveva fatto amicizia con la madre, Julie Din, presso la comunità ebraica a nord di Londra. «Non penso molte persone abbiano capito quanto fosse premurosa. C’era sempre, specialmente per me. In questo documentario voglio mostrare il suo lato più dolce, quello che non tutti conoscono», mi racconta Dionne mentre siamo collegati su Zoom. Nei 50 minuti di Amy Winehouse & me, Dionne ripercorre le tappe del suo rapporto con Amy, tornando nei posti che frequentavano insieme, parlando con le persone che la conoscevano e che conoscevano lei quando era una bambina: «È stato decisamente terapeutico. Ho combattuto molto con le mie emozioni da quando è morta. Pensavo che lasciarmi andare fosse un segno di debolezza. Col tempo ho capito che parlare di come mi sono sentita poteva aiutarmi». 

Negli ultimi 10 anni, la bambina famosa se n’è andata per lasciare spazio all’adulta, non senza qualche strascico.
Era il 2009 e Dionne aveva 13 anni quando uscì il suo primo disco. Seguirono live, apparizioni tv, su tutte quella a Strictly Come Dancing, versione inglese del nostro Ballando con le stelle.

«L’ultima volta che l’ho vista l’avevo ringraziata, mi ricordo questo. Lei mi disse di tacere, che lo sapeva che ero riconoscente. Ringrazio il cielo di averlo fatto».

Ma com’è crescere frequentando Amy Winehouse? «A 9 anni ascoltavo i classici. “Bisogna imparare da quelli bravi”, mi ripeteva sempre. Grazie a lei ho preso lezioni di chitarra, ho iniziato a studiare e a scrivere i testi». Le chiedo quale sia stato il suo più grande consiglio: «Mi diceva: sei giovane, puoi fare quello che vuoi. Se non ti va di fare qualcosa, non farlo. Nessuno ti dirà niente. Mi ha insegnato a essere onesta». E onesta era anche Amy nei suoi confronti: «Quando le cose non le piacevano, me lo diceva. Mi ricordo quando ascoltò una mia cover di Mr. Postman. Mi disse: “non mi piace, la voce non suona bene”. All’epoca ci rimasi male, ero una bambina. Ora apprezzo la sua sincerità».

Dopo la sua morte, Dionne è sparita dalle scene: «Dovevo prendermi del tempo, capire chi fossi, imparare a scrivere. Quando ero piccola ed ero una sorta di child star, non avevo controllo su niente. Ho dovuto vivere un po’, crescere, fare nuove esperienze». Ora è pronta a tornare alla musica con un singolo e un EP. «Ho imparato a gestire tutto quello che mi sono tenuta dentro. Forse avrei dovuto parlarne prima, ma avevo bisogno di staccare».

E in un mare di testimonianze, documentari, libri e articoli delle persone che hanno conosciuto la Winehouse, quello di Dionne è un omaggio che non si sofferma mai sulle ombre. «Fossi stata più grande probabilmente avremmo discusso anche di tematiche diverse. Ero una bambina». In Amy Winehouse & menon ci sono i lati bui di Amy, siamo lontanissimi dal lavoro, magistrale, di Asif Kapadia, che nel 2015 ne ha approfondito la storia, il successo, il rapporto con la famiglia e con le droghe. Quello che vedrete su MTV sono le pagine di un diario, il racconto di una ragazza comune con una storia che comune non è: «Spero solo che tutti riescano a vederne il lato più dolce, divertente, materno. Più di tutto ciò che è già stato raccontato, la persona che era davvero. Solo Amy».

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