«Dobbiamo andarcene!»: guarda il video girato da Morgan del grattacielo in fiamme a Milano

Il cantautore vive nei pressi della Torre incendiata, Mahmood ci abita. Non ci sono state vittime. «Cadevano pezzi della facciata, una scena allucinante, le fiamme erano altissime»

«Cadevano i pezzi della facciata e c’era tanto fumo, oltre all’incendio. È stata una scena allucinante, le fiamme erano altissime. Ci siamo spaventati e siamo scappati».

Lo ha raccontato Morgan, dopo aver pubblicato su Instagram gli istanti in cui si mette al sicuro dal fumo che arrivava dal grattacielo. Il cantautore abita nei pressi del palazzo di 20 piani di Viale Antonini a Milano che ieri è stato distrutto per motivi ancora da accertare.

«Ho sentito molto caldo, erano circa le 5 e mezza, siamo subito scappati, io e il mio assistente», ha detto Morgan in una lunga diretta sui social, aggiungendo tutta la sua apprensione: «Ho fatto in tempo a fare un video ma sono scappato, perché sentivo le fiamme addosso».

In queste ore si sta occupando del caso la magistratura, che dovrà chiarire le cause che hanno portato al disastro della Torre dei Moro, alla periferia sud di Milano. I vigili del fuoco stanno ancora cercando di spegnere l’incendio, anche se si è ormai sotto controllo. Le fiamme hanno interessato la struttura esterna del palazzo, ma non avrebbero intaccato la struttura centrale in cemento armato.

Fortunatamente non ci sono state vittime, come ha confermato già ieri il sindaco Beppe Sala che era presente sul posto durante le operazioni dei pompieri. Una ventina di persone sono state medicate sul posto per lievi intossicazioni, ma nel frattempo decine di famiglie hanno perso tutto nel giro di poche ore: sono 60 i nuclei familiari che erano ospitati nella torre – fra i quali anche il cantante Mahmood che ha un appartamento nel palazzo – per un totale di 150 persone.

Passata la paura, tra gli inquilini monta la rabbia. Si chiedono, infatti, come sia possibile che il rivestimento che doveva essere ignifugo è invece andato in fiamme, visto che l’azienda che si è occupata del cappotto termico sottolineava di aver utilizzato materiale isolante incombustibile.

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