Dopo il megasuccesso di ‘Certified Lover Boy’, che cosa dovrebbe fare Drake? 

L’ossessione per i numeri ha svuotato la sua musica e rischia ora di bloccarne la carriera, dal punto di vista artistico. Una soluzione c’è: fare come LL Cool J e scrivere un disco per i fan hardcore

Ai re tagliano la testa, Drake s’è limitato a tagliarsi i capelli. Dopo undici anni di carriera, ha la corona salda in testa e può permettersi il lusso di godersi anche l’estetica da megastar. Il taglio che sta sfoggiando per la promozione del nuovo megasuccesso Certified Lover Boy ricorda una mezzaluna – un classico, tipo Raekwon – ed è perfetto per un disco di serenate a lume di candela.

Il rapper che più gli somiglia è LL Cool J, che negli anni ’80 aveva un’estetica simile. E non mi riferisco al taglio di capelli, che teneva nascosto sotto il cappello Kangol rosso, ma alla musica. All’epoca, lo stile della leggenda del Queens – rime potenti per catturare i ragazzi in coda dal barbiere e ballate soft per le ragazze al salone di bellezza – attirò le critiche di una marea di rapper (Kool Moe Dee, Ice-T, MC Shan, per citarne alcuni) che non sopportavano le sue hit crossover e lo consideravano troppo materialista. L’idea era che l’accompagnatore della mia aspirante fidanzatina al ballo del liceo non dovrebbe mettersi a fare rap.

I pericoli del successo sono un tema che il rivale di Drake, Kanye West, ha esplorato a fondo. Nel video di Power si mostrava sotto la mitologica Spada di Damocle. Ben prima che i due offrissero lo spettacolo pietoso di due milionari che s’insultano a vicenda, Kanye ha avuto talmente tante crisi di nervi in pubblico da rendere chiaro il concetto nella vita reale e non solo nella musica. Per Kanye, la continua ricerca d’attenzione si traduce nell’ossessione nei suoi confronti da parte media e a volte anche in disprezzo. Non Drake. Lui è riuscito a godersi bei momenti da star senza contraccolpi. Per Ye, l’ambizione è diventata un handicap. Per Drake, l’ennesima occasione per vincere tutto.

In CLB, però, lo schema mostra i primi segni di cedimento. Col suo sample dei Right Said Fred, Way 2 Sexy è una hit, ma nonostante il ritornello appiccicoso di Future dà l’impressione d’essere vuota. Drake è volutamente in ritardo, suona indolente e non ha alcunché di originale. E però offre l’unica frase del disco degna di diventare una didascalia da social media: “I’m way too sexy to go unprotected”. Buona parte degli artisti di oggi venderebbe metà catalogo per un verso con questo potenziale virale. Ma si tratta di Drake e quindi è la solita roba.

Fino a qualche tempo fa eravamo convinti che Drake avesse hackerato il sistema, che riuscisse a programmare ogni mossa a suo vantaggio. Sarà pure la versione millennial di LL Cool J, ma non ha ricevuto gli stessi attacchi. Il tipico fan di Drake – e la macchina della sua etichetta OVO si è assicurata che ce ne siano molti – è convinto che in lui ci sia qualcosa di speciale. La sua musica parla di vivere il presente e allo stesso tempo di rifletterci su. Il presente è fatto anche di ricordi belli e brutti, rancori, rimpianti e vecchie fiamme e di solito la morale è che non si riesce a vivere le cose come si dovrebbe. 

Un decennio fa, con Marvins Room, Drake era riuscito a prendere quella rabbia e renderla pop. Aveva inventato un nuovo modo di essere star, trasformando l’imbarazzo sociale in qualcosa di virale. Chiedete a chi in quell’anno affollava i club e cantava “Ho bevuto così tanto che finirò per chiamarti lo stesso”. 

Un paio di decenni prima, LL ha fatto più o meno la stessa cosa. Nel 1989 era a un livello paragonabile a quello a cui è arrivato ora Drake. Poi, con l’uscita dell’album Walking with a Panther, il suo approccio accessivile è invecchiato. Nel picco del periodo del nazionalismo nero nell’hip hop, è stato cacciato da un palco durante una manifestazione per Yusef Hawkins, un ragazzo assassinato. Un anno dopo ha risposto con quello che molti considerano i suo disco migliore: Mama Said Knock You Out, un album ruvido, prodotto da Marley Marl, che ha recuperato i suoi fan più hardcore. 

Drake può percorrere una strada simile. Invece di inseguire il pubblico di massa, potrebbe parlare a una nicchia. Siamo dicendo che Drake dovrebbe diventare più politico? Certo, le sue collaborazioni e i video con cameo di Big Freedia, Tracee Ellis Ross, Issa Rae e City Girls mostrano attenzione alla diversità. Ma non gli abbiamo mai sentito dire granché su Black Lives Matter, per dire.

Se vuole, Drake fa ancora il tempo a non restare schiacciato dalla sua insaziabile sete di successo. Ha dimostrato di essere un amante e un combattente. La prossima battaglia non dev’essere per forza contro sé stesso.

Rispondi

LIVE OFFLINE
Loading...
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: