DOVEVA SALVARE GLI ANZIANI STA AMMAZZANDO I GIOVANI
Healthcare cure concept with a hand in blue medical gloves holding Coronavirus, Covid 19 virus, vaccine vial
di Paolo Becchi e Giovanni Zibordi per il blog di Nicola Porro
Milena Gabanelli sul Corriere ha riassunto l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità che mostra come siano i non vaccinati in maggioranza (e in percentuale) a finire in terapia intensiva e anche a morire con Covid. Questo ovviamente per portare l’acqua al mulino dei vaccini. Questo report è però non solo irrilevante, ma fuorviante, perché quello che conta per i cittadini e la società è quante persone muoiono e a che età, non quante persone muoiono con una determinata etichetta. Se ad esempio calassero i morti sopra gli 85 anni per Covid e aumentassero quelli sotto i 50 anni per tutte le altre cause, anche se il saldo fosse positivo (meno morti in totale) in realtà umanamente e socialmente sarebbe peggio. Ed è esattamente quello che succede ora con la vaccinazione. Ci sono più morti dai 14 ai 64 anni e meno morti sopra gli 85 anni. Se questo è un risultato positivo bisogna che l’Istituto Superiore di Sanità e la Gabanelli ci spieghino perché, visto che in termini di anni di vita persi il saldo è circa venti volte peggiore.
Il problema dei dati dei morti con Covid è sempre stato che la maggioranza aveva più di 80 anni e tre patologie e quindi la loro classificazione come morti Covid si prestava ad ambiguità. Il problema dei morti post vaccinazione è che molti sono giovani, ma dato che non si fanno di solito le autopsie vengono classificati come “morti improvvise” senza nessuna spiegazione. Esiste quindi ambiguità nei dati di morti “con etichetta”. Vengono attribuiti a volte al Covid decessi di ottantanovenni già molto malati e non vengono attribuiti ai vaccini Pfizer decessi di ventinovenni sani. Questo Gabanelli non lo può scrivere, ma è la realtà.
