ECONOMIA: BANCA DI INGHILTERRA

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La Banca d’Inghilterra reagisce al pericolo inflazione che sta prendendo dimensioni preoccupanti nel Regno Unito e, come d’attese degli analisti, alza il costo del denaro. Una seconda stretta, ravvicinata rispetto a quella di dicembre, che porta i tassi ufficiali allo 0,5%, in rialzo di 25 punti base.

Quel che dà però la misura di come l’urgenza sia alta nel board stesso della Banca centrale britannica è come è arrivata la votazione. Gli analisti di Unicredit, infatti, sì aspettavano sì il rialzo di 25 punti con una maggioranza di 8 a 1. Invece ben quattro governatori (contro cinque) avevano chiesto di portare i tassi allo 0,75%: un aumento di 50 punti sarebbe stato una prima assoluta. Non erano comunque mai stati decisi due rialzi consecutivi dal 2004. Il mercato ha preso atto del fatto che la stretta potrà allora proseguire nei prossimi mesi: la sterlina si è rafforzata, sono saliti i rendimenti dei titoli governativi. Secondo la piattaforma Bloomberg, ora i mercati prezzano un costo del denaro all’1% già a maggio. La BoE ha anche dettagliato come procederà per la chiusura dei rubinetti, ovvero si libererà dei 1.200 miliardi di dollari (895 miliardi di sterline) ammassati con il suo Quantitative easing. La decisione è stata in questo caso unanime: non riacquisterà i Gilt che arriveranno a scadenza, di fatto preparandosi a tagliare di 200 miliardi di sterline il bilancio al 2025, e scaricherà lo stock da 20 miliardi di sterline di obbligazioni societarie entro la fine del 2023.

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