ECONOMIA: BCE
Da una parte il primo rialzo dei tassi da oltre un decennio a questa parte, da mettere in agenda per luglio. Ma d’altra parte un impegno concreto a sostenere il debito dei Paesi periferici, qualora il percorso di normalizzazione della politica monetaria dovesse far scattare vendite troppo forti su Btp&Co. Sarebbe questo l’approccio dei governatori della Banca centrale europea, che mercoledì e giovedì si incontrano ad Amsterdam e dovrebbero – o almeno una maggioranza dei 25 convocati – sostenere una proposta che prevede la creazione, se necessario, di un nuovo programma di acquisto di obbligazioni per impedire che i costi di finanziamenti degli Stati membri possano andare fuori controllo. A spiegare questo piano è il Financial Times: immediata la reazione, positiva, dei mercati finanziari che premiano in particolare il comparto bancario, tradizionalmente legato a doppio filo con l’andamento del debito sovrano di cui è grande sottoscrittore. Il quotidiano della City ricorda quanto ha recentemente scritto la presidente della Bce, Christine Lagarde, in un blog sul sito ufficiale dell’Eurotower: “Se necessario, possiamo progettare e implementare nuovi strumenti per garantire la trasmissione della politica monetaria mentre ci muoviamo lungo il percorso della normalizzazione delle nostre politiche, come abbiamo dimostrato in molte occasioni in passato”. Diversi membri del consiglio hanno indicato al Ft che sosterranno l’aggiunta di un passaggio di questa natura al comunicato finale di giovedì, dando seguito alla promessa fatta dopo la riunione di aprile di mantenere la flessibilità qualora l’obiettivo di stabilità dei prezzi dovesse trovarsi “in condizioni di stress”. Sembrano parole molto diverse da quelle che Lagarde stessa pronunciò in piena crisi del Covid (“non siamo qui a chiudere gli spread”). Tra i Paesi citati dal quotidiano britannico come potenziali beneficiari di un simile approccio c’è ovviamente l’Italia: il rendimento dei Btp ha superato ampiamente il 3% e lo spread rispetto al decennale tedesco, tradizionale benchmark di riferimento per misurare la fiducia del mercato verso un Paese, si è allargato. Anche in assenza di un nuovo programma ad hoc, ricorda comunque il quotidiano, la Bce dispone già di altri 200 miliardi di euro da spendere per l’acquisto di debito pubblico in difficoltà nell’ambito del suo programma di acquisto di obbligazioni esistente. Quei 200 miliardi di euro deriverebbero dall’anticipare di un anno i reinvestimenti degli asset in scadenza. “Non è la prima volta che si torna a parlare di uno schema di protezione Bce sul debito pubblico dei paesi europei, specialmente a seguito del termine del programma app previsto a fine giugno e alle aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Bce a partire da luglio”, è il commento da parte degli analisti di Equita su questo aspetto. “L’introduzione di un nuovo schema Bce che possa mitigare l’impatto sullo spread del termine dell’App e del rialzo dei tassi sarebbe una notizia positiva per il settore bancario”, aggiungono ricordando che “uno shock sul fronte spread ha storicamente penalizzato il settore”. Far passare questi concetti non sarà comunque una passeggiata. I membri del consiglio direttivo, dice lo stesso Ft, potrebbero scontrarsi su quando mettere fine agli acquisti netti. La maggioranza sarebbe a favore di terminarli a fine mese mentre una minoranza vorrebbe mettere la parola fine già a partire da giovedì stesso. Il timore è proprio che l’aumento dei tassi e la fine del programma di acquisti possano generare tensioni sul mercato del debito dei paesi più vulnerabili.
