Nuova proroga, via decreto a firma del ministro dell’Economia, Daniele Franco, per il taglio delle accise dei carburanti in scadenza il prossimo 31 ottobre. Il Consiglio dei ministri, che si è riunito alle 16.30 del pomeriggio, ha così esteso lo sconto di un paio di settimane, arrivando al 18 novembre.

Lo ‘sconto’ fiscale, ricordiamo, prevede un taglio dell’accisa su benzina e diesel da 25 centesimi al litro, che considerando l’effetto anche sull’Iva (che viene calcolata sul prezzo comprensivo di accisa) si traduce in uno sconto di circa 30 centesimi per il consumatore. Sul Gpl il taglio vale 8 centesimi di accisa e poco meno di 10 centesimi complessivo, mentre sul metano si prevede l’azzeramento dell’accisa con la riduzione dell’Iva al 5%. Il costo dell’operazione di taglio è quantificato in circa 900 milioni al mese, per cui l’estensione odierna potrebbe comportare una spesa di poco inferiore al mezzo miliardo.

La proroga arriva in una giornata di calma sulla rete dei distributori, con Quotidiano energia che ha fotografato il prezzo medio nazionale praticato della benzina in modalità self a 1,704 euro/litro (1,705 il dato di ieri), con i diversi marchi compresi tra 1,691 e 1,714 euro/litro (no logo 1,697). Il prezzo medio praticato del diesel self è a 1,892 euro/litro (contro 1,894), con le compagnie tra 1,875 e 1,900 euro/litro (no logo 1,897). Il trend degli ultimi giorni è stato però di rialzo dei prezzi. Secondo le rilevazioni settimanali del Mite pubblicate martedì, il prezzo medio della benzina in modalità self rilevato tra il 10 e il 16 ottobre, è arrivato a 1,697 euro al litro, con un aumento di 3,78 centesimi rispetto alla settimana precedente. Il gasolio si è invece avvicinato a quota 1,9 euro, arrivando a 1,882 euro al litro, in rialzo in questo caso di 9,37 centesimi rispetto alla rilevazione di una settimana prima. L’Unione nazionale consumatori ha rimarcato che, in particolare per il gasolio, si è trattato del terzo maggior rialzo settimanale di sempre.

Il tema del recupero delle risorse per questi e altri aiuti a imprese e famiglie alle prese col caro-energia è centrale anche per il prossimo governo. Che dovrà fare i conti, come rilevato da più osservatori domestici e internazionali, con un’economia in netto rallentamento: secondo la congiuntura flash dell’Upb, l’Authority indipendente dei conti pubblici, l’economia italiana avrebbe infatti registrato nel terzo trimestre una battuta d’arresto, con un calo del Pil dello 0,2%, e nel quarto “la situazione rischia di peggiorare ulteriormente a causa dell’inflazione e del protrarsi delle conseguenze del conflitto in Ucraina”. La spinta della prima parte dell’anno dovrebbe comunque consentire di chiudere il 2022 ai livelli di crescita previsti dal governo (+3,3%), mentre per l’anno prossimo l’asticella è dimezzata: il Pil (senza considerare eventuali interventi con la Manovra) dovrebbe rallentare decisamente, registrando un’espansione molto modesta (0,3%). Si tratta della metà del +0,6% indicato dal governo, in linea con Bankitalia e superiore al Fmi che prevede (con altre agenzie di rating) una recessione. Per l’Upb l’incertezza “è tuttavia molto elevata”.

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