ECONOMIA: CONFCOMMERCIO, ALLARME

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 La cavalcata dei prezzi, spinta dall’energia, preoccupa gli esercenti per le ricadute che potrebbe avere sul fronte dei consumi. L’ultimo dato pubblicato dall’Istat ha detto di una impennata del 2,9% per il mese di ottobre, ma le Banche centrali continuano a confidare nel fatto che si tratti di movimenti “transitori”, per quanto più duraturi del previsto. Secondo la Confcommercio, un’eventuale fiammata inflazionistica negli ultimi mesi di quest’anno ridurrebbe fortemente i consumi delle famiglie con il rischio di impattare negativamente anche sugli acquisti di Natale e rallentare la crescita nel 2022. L’Ufficio studi dell’associazione dei commercianti stima che “nell’ipotesi di un aumento medio dei prezzi del 3% si perderebbero circa 2,7 miliardi di euro di consumi, che potrebbero arrivare fino a 5,3 miliardi nell’ipotesi – non tanto irrealistica – di un’inflazione al 4%”. In entrambi i casi, spiega Confcommercio, quasi i tre quarti della perdita deriverebbero da un’immediata riduzione del potere d’acquisto del reddito disponibile, il resto dall’erosione della ricchezza finanziaria detenuta in forma liquida; su questa riduzione dei consumi pesa, peraltro, anche l’aumento delle spese obbligate per il rincaro dei prezzi dell’energia che si è già trasferito sulle bollette di luce e gas.

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