ECONOMIA: ENI
Anche l’Eni si iscrive all’elenco di società che tagliano i rapporti con Mosca. “Per quanto riguarda la partecipazione congiunta e paritaria con Gazprom nel gasdotto Blue Stream (che collega la Russia alla Turchia), Eni intende procedere alla cessione della propria quota”.
A renderlo noto è stato un portavoce del gruppo, precisando anche che “l’attuale presenza di Eni in Russia è marginale. Le joint venture in essere con Rosneft, legate a licenze esplorative nell’area artica, sono già congelate da anni, anche per le sanzioni internazionali imposte a partire dal 2014”.
Rosneft è la compagnia petrolifera guidata da Igor Sechin, uno degli oligarchi russiritenuto più vicino a Putin. Per questo è il primo a comparire nell’elenco delle sanzioni europee, che ne dettagliano la motivazione: “È uno dei consiglieri più fidati e più stretti di Vladimir Putin, nonché suo amico personale. È stato in contatto con il presidente russo quotidianamente. È considerato uno dei membri più potenti dell’élite politica russa”. La gazzetta ufficiale dell’Ue ricorda che “la Rosneft di Igor Sechin è stata coinvolta nel finanziamento dei vigneti del complesso del palazzo vicino a Gelendzhik, che si ritiene sia utilizzato personalmente dal presidente Putin. Ha pertanto attivamente sostenuto materialmente o finanziariamente i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina e ha tratto vantaggio dagli stessi. Inoltre, Rosneft Aero, una controllata di Rosneft, di cui Sechin è amministratore delegato, fornisce carburante avio all’aeroporto di Sinferopoli, che fornisce collegamenti aerei tra il territorio della Crimea illegalmente annessa e Sebastopoli e la Russia. Sostiene pertanto il consolidamento dell’annessione illegale della penisola di Crimea alla Federazione russa, il che a sua volta compromette ulteriormente l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina”.
