ECONOMIA: GIG ECONOMY

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 Non si tratta di un lavoretto per arrotondare, o per sostenersi durante gli studi: per oltre quattro lavoratori su 5 consegnare cibo a domicilio o fare altre attività su piattaforme online è una fonte di sostegno importante, o essenziale. Eppure solo l’11% ha un contratto di lavoro dipendente, mentre oltre il 31% non ha alcun tipo di contratto. Tanto che, emerge da un’indagine presentata stamattina dall’Inapp, si stanno consolidando forme di capolarato digitale. Nel 13% dei casi infatti il pagamento viene gestito da un soggetto esterno, e il 26% dei lavoratori non gestisce direttamente neanche l’account per accedere alla piattaforma. L’indagine ha coinvolto oltre 45mila intervistati, e vuole essere un contributo alla proposta di direttiva europea approvata dalla Commissione e all’esame del Consiglio e del Parlamento Ue. La direttiva stabilisce che i lavoratori della Gig Economy debbano essere considerati a tutti gli effetti subordinati, e spetti alle aziende dimostrare il contrario. Una normativa che va in direzione opposta all’unico contratto collettivo firmato in Italia, che stabilisce invece che i riders sono lavoratori autonomi.

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