ECONOMIA: GREEN PASS A LAVORO

No al Green pass obbligatorio per tutti i luoghi di lavoro. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando non accoglie la proposta di confindustria per contenere la pandemia ed evitare nuovi stop della produzione, diffusa due giorni fa per via della pubblicazione di una email interna dell’organizzazione, che intendeva dare notizia del progetto ai dirigenti. “Noi abbiamo fatto un buon lavoro sulle vaccinazioni e sull’integrazione del protocollo di sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso un tavolo con tutte le parti sociali, continuiamo così, senza proposte unilaterali ma con il confronto costante”, ha detto il ministro ieri sera, intervenendo al Tg2 post.

“Attendiamo cosa dirà il Cts – prosegue il ministro – ma credo che la discussione non sia su cosa sia meglio in assoluto ma cosa si può fare per evitare di dover limitare delle attività, per continuare a svolgere tutte le attività che abbiamo riconquistato, quindi che cosa è necessario fare in sicurezza è la domanda da porsi. Se in alcuni casi specifici alcune attività necessitano del green pass, del tampone valutiamo quali sono queste attività e valutiamo come utilizzare questi strumenti”. La proposta di Confindustria era stata fortemente criticata dai sindacati, e anche da parte delle altre organizzazioni datoriali.

E del resto il protocollo per la gestione del lavoro in azienda è stato stipulato nel pieno accordo con sindacati e governo, così come quello sulle vaccinazioni nei luoghi di lavoro.

Il ministro è intervenuto anche sugli altri temi legati al lavoro di questi giorni: la riforma sugli ammortizzatori sociali, con l’arrivo di sussidi universali, che coprano anche le categorie che finora non hanno goduto di alcun tipo di sostegno, come le partite Iva e le imprese con meno di cinque dipendenti, e l’esplosione dei licenziamenti collettivi soprattutto da parte delle multinazionali, all’indomani della caduta del divieto di licenziamento, dall’1 luglio. Oggi tavolo del Mise con la viceministra Alessandra Toddeper una delle multinazionali che ha deciso di chiudere e licenziare tutti i dipendenti, la Gianetti.

”I rischi ci sono”, ammette il ministro, riferendosi alle tensioni sociali dovute ai tanti licenziamenti di questi giorni: ”Oggi emergono, alla fine del blocco dei licenziamenti, una serie di crisi storiche e alcune che covavano sotto la coperta della cassa Covid”. Le crisi in Italia ”sono quasi tutte legate a grandi gruppi, a volte a fondi finanziari che sono intervenuti, hanno comprato una quota di mercato e se ne sono andati”. E quindi, prosegue il ministro, le multinazionali si responsabilizzano “anche con delle sanzioni. Non mi sto inventando niente; è una normativa che esiste in diversi paesi europei e da ultima anche la Francia l’ha adottata nel 2014”.  Inoltre si potrebbero attivare delle ”procedure che evitino questa forma del fatto compiuto: io ti comunico che me ne vado, da oggi a domani. E quindi anche dei tempi più lunghi che impegnino anche alla reindustrializzazione e al recupero delle aree e degli stabilimenti per altre finalità”.

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