ECONOMIA: LUFTHANASA

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Vent’anni dopo la privatizzazione, complice la crisi del Covid, Berlino era rientrata nel capitale di Lufthansa. La compagnia aerea, più volte accostata anche ad Alitalia come potenziale interessata a rilevarne le attività, tra maggio e giugno del 2020 ha dovuto ricorrere all’aiuto pubblico per sopravvivere allo choc pandemico e alle restrizioni agli spostamenti. Il governo Merkel ha staccato un assegno da 9 miliardi, tra prestiti per tenere a galla la cassa della compagnia e l’ingresso diretto nel capitale con una cosiddetta “partecipazione silenziosa”, volta a puntellare il patrimonio senza particolari ambizioni di governance.

FIn da subito il ministro Scholz aveva chiarito che “quando lo Stato spende tutti questi soldi ha il dovere di assicurare che un tale investimento non sia a carico dei contribuenti” e che quindi l’investimento era giustificato perché Lufthansa resta una “azienda di successo” messa in crisi da un fattore straordinario che ha reso necessario “un ponte per attraversare la crisi e andare avanti”.

A distanza di poco più di un anno da quella mossa straordinaria, la prima nel suo genere per affrontare l’emergenza Covid da parte dell’esecutivo Merkel, Berlino mantiene la parola e inizia il disimpegno. L’agenzia finanziaria tedesca ha infatti reso noto che il fondo di stabilizzazione istituito per mantenere a galla Lufthansa sta riducendo la sua partecipazione nella compagnia.

Il fondo, che deteneva una quota del 20%, è destinato a ridurre la sua partecipazione fino a un quarto o una quota del 5% a partire da lunedì, oggi, ha spiegato l’agenzia. La riduzione avverrà nell’arco di alcune settimane.

La decisione è stata presa grazie al successo delle misure che Lufthansa ha messo in campo per far fronte alla crisi. Il fondo ha negoziato un pacchetto di stabilizzazione con Lufthansa per un massimo di 6 miliardi (7,08 miliardi di dollari); in totale, Lufthansa ha ricevuto 9 miliardi di aiuti di Stato per superare la crisi. Già nel giugno scorso, a un anno dal salvataggio, il ceo di Lufthansa Carsten Spohr si era impegnato ad assicurare il rifinanziamento della compagnia, e quindi il rimborso dello Stato, entro le elezioni federali che si terranno il 26 settembre. Un segnale che era stato interpretato come di ottimismo sulla capacità della compagnia di ripartire e anche come volontà del management di liberarsi dalle condizioni che la Commissione europea ha imposto per il via libera all’aiuto pubblico, che incorporavano uno stop alla remunerazione di azionisti e dirigenti e anche alla possibilità di acquisire quote in compagnie rivali.

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