Aprile è il mese più crudele dell’anno. Almeno per il Nasdaq, che ha accusato il peggior calo mensile dal 2008. Non che gli altri indici siano andati bene, in questo secondo mese di guerra combattuta tra Russia e Ucraina. Ma il Nasdaq è andato peggio: il calo è del 13,3% rispetto alla chiusura di marzo, contro il meno 8,8% dello Standard & Poor’s e il meno 4,9% del Dow Jones (Piazza Affari, per esempio, ha perso il 4,14%).

In apparenza, sottolinea il Financial Times, a differenza del 2008 non ci sono crisi finanziarie né shock tali da giustificare un simile scivolone. Ma nello stesso tempo le ragioni non mancano. La prima fra tutte è l’approccio da “falco” della Fed nel contrastare con il rialzo dei tassi lepressioni inflazionistiche (ormai all’8,5% negli States). Tassi più alti sono il principale nemico delle imprese cosiddette growth, ad alti tassi di crescita prospettica, che scontano i flussi futuri di entrate proprio con i tassi di interesse (e che hanno bisogno di molti capitali da investire, per crescere).

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