ECONOMIA: SMART WORKING

 Semplificare alle aziende l’obbligo di comunicazione dell’adesione allo smart working da parte dei loro dipendenti. Ecco l’obiettivo dell’atteso intervento di legge congegnato al Ministero del Lavoro e pronto ad esser riversato in un emendamento al decreto Sostegni ter, comunque attivato – per decreto o agganciato ad altro veicolo – entro il 31 marzo, quando finirà lo stato di emergenza e quindi lo smart working tornerà alle regole vigenti prima della pandemia. Un ritorno al passato e non sarebbe indolore per le organizzazioni, soprattutto quelle meno strutturate che non avevano mai sperimentato il lavoro a distanza prima di questi mesi. Dal primo di aprile il lavoro agile torna infatti a essere consensuale, ovvero basato su un accordo condiviso spontaneamente da azienda e lavoratore. Fermo restando che non ci sarà più la possibilità unilaterale del datore di lavoro di decidere chi sta in smart working e per quanto tempo, e tornerà in vigore l’accordo individuale tra le parti previsto dalla legge 81/2017, senza modifiche tornerebbe anche la procedura, molto complessa, che vigeva pre-Covid e che prevede la trasmissione di ciascun accordo individuale stilato dentro l’organizzazione allo stesso Ministero.

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