ECONOMIA: TAGLIO CONTRIBUTI

0

Si avvia a chiusura senza aver registrato grandi numeri l’esonero contributivo per i professionisti scattato il 25 agosto e che consisteva in uno sgravio sui versamenti dovuti nel 2021 fino ad un massimo di 3.000 euro. L’intervento era nato con l’intento di supportare, parallelamente a quanto è stato fatto durante l’emergenza sanitaria a beneficio degli occupati subordinati, la platea dei lavoratori indipendenti e dei liberi professionisti iscritti alle Casse di previdenza private che nel 2019 abbiano percepito un reddito da lavoro pari, o inferiore ai 50.000 euro, e che abbiano patito una riduzione di fatturato, o dei corrispettivi, nel 2020, rispetto al 2019, non inferiore al 33%. Il cosiddetto “Anno bianco” dei contributi per gli autonomi è stato complessivamente finanziato con 2,5 miliardi. Secondo quanto ricostruito dall’Ansa, alla vigilia della chiusura della finestra per le domande (oggi, 2 novebre) le richieste arrivate dalle Casse previdenziali erano poco più di 92.000. Per altro, si tratterebbe di istanze in parte già cestinate – si parla di alcune centinaia che dai primi controlli non sarebbero in possesso dei requisiti per beneficiare dell’aiuto statale -: finora sono circa 25.000 le richieste pervenute a Cassa forense (avvocati), 23.410 all’Enpam (medici e dentisti), poco più di 11.000 a Inarcassa (architetti ed ingegneri) e circa 2.700 alla Cdc (dottori commercialisti); a seguire, Cassa geometri conta 8.367 domande, ma al momento sarebbero ammissibili 6.750, l’Enpab (biologi) ne ha sì ricevute 10.142, però quelle che potrebbero ottenere l’esenzione sarebbero molte meno, ossia 2.359, l’Enpap (psicologi) ne computa 5.500, mentre all’Epap (dottori agronomi e forestali, geologi, chimici, fisici ed attuari) sono giunte 989 istanze, di cui 964 accoglibili. Inoltrate, poi, dalle 1.000 richieste in giù a Inpgi (giornalisti), Enpav (veterinari), Cnpr (ragionieri), Eppi (periti industriali), Enpapi (infermieri) ed Enpaf (farmacisti). Lo scarso ricorso all decontribuzione parziale si spiega col fatto che il ‘taglio’ dei contributi (il soggettivo e la maternità, non l’integrativo, che è a carico del cliente), fino ad un massimo di 3.000 euro, è concesso soltanto a chi, nel 2020, a fronte di un reddito inferiore a 50.000 euro, abbia patito, a causa della pandemia da Covid-19, una contrazione del fatturato, o dei corrispettivi di almeno il 33%, al confronto con il 2019. È, inoltre, necessario aver versato la contribuzione pregressa senza interruzioni (o mettersi in regola entro il 2 novembre), mentre non potranno usufruire dell’esonero i titolari di contratto di lavoro subordinato, circostanza che non tocca, ad esempio, avvocati e notai, ma migliaia di altri soggetti con incarichi a tempo determinato poco remunerati.

Rispondi

Scopri di più da Yes Magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere