ECONOMIA: TASSE
Un attacco frontale al governo: la tassa sugli extraprofitti che colpisce le società del settore energetico “è una misura iniqua e punitiva che, oltretutto, crea un segnale fortemente negativo rispetto alla transizione energetica ed alle tecnologie rinnovabili“. Lo scrivono in un comunicato tutte le principali associazioni che rappresentano il mondo dell’energiain Italia, sia private che a controllo pubblico, produttori di energia e grossisti, operatori a tutti i livelli, dal petrolio alle rinnovabili.
Oggetto del contendere la tassa introdotta dall’esecutivo guidato di Mario Draghi che l’ha definito un “contributo di solidarietà”, presupponendo che grazie ai prezzi record dell’energia e delle materie prime ci siano aziende che ne hanno beneficiato oltre misura, mentre cittadini e aziende pagano bollette senza precedenti. Una tassa in cui il governo crede molto visto che nel decreto Aiuti è stata inserita una norma che alza l’aliquota degli “extraprofitti” dal 10% del precedente decreto al 25%.
Da qui la protesta delle aziende: contestano ovviamente la misura dal punto di vista economico, ma anche politico. A loro dire, colpisce anche le aziende che si occupano di transizione energetica – e di rinnovabili in particolare – che di fatto rappresentano una delle alternative alla dipendenza del gas e, soprattutto, di quello russo. Per le associazioni “l’intervento, così come è stato concepito già nel cosiddetto decreto Taglia prezzi attualmente all’esame del Senato, finisce per impattare sui ricavi, con ricadute irragionevoli ed estremamente pesanti sugli utili ordinari e la capacità di investimento delle aziende”.
A firmare il documento sono Utilitalia, Elettricità Futura, Anev, Aiget ed Energia Libera. Della prima fanno parte le utility – alcune delle quali quotate in Borsa – controllate dai più importanti comuni italiano, da Roma a Milano, mentre nella seconda confluiscono anche società controllate dal governo come Enel. Il comunicato sottoline anche come l’intervento del governo “genera un danno reputazionale per il sistema Paese agli occhi degli investitori, soprattutto esteri per l’assoluta e perdurante incertezza regolatoria”. E avanzano la proposta che, trattandosi di contributo straordinario non riguardi solo le aziende dell’energia, per cui <sarebbe giusto allargare il perimetro dei settori oggetto del prelievo”.
