FINALMENTE SI È CAPITO CHE SI PUÒ CONVIVERE CON IL VIRUS

Finalmente si è capito che il Comitato tecnico-scientifico, che da quasi un anno ha in mano le chiavi delle nostre libertà, non è un blocco monolitico. In una interessante intervista su Qn, il coordinatore Agostino Miozzo ammette che si litiga all’interno di quell’organismo, e non poco. Ammette che affiora stanchezza anche tra i virologi e i consulenti del Governo e che si percepiscono nitidamente le frizioni tra chi vorrebbe superare la linea del terrore e chi si ostina a professare la “religione del lockdown”.

E lui prende una posizione netta: “L’immunità di gregge si otterrà solo a vaccinazione collettiva ultimata. Ma serve troppo tempo, il Paese non può aspettare la fine dell’anno. Le categorie produttive sono al collasso e la gente è profondamente ferita sul piano psicologico. Bisogna convivere col virus correndo un rischio calcolato. E’ ora di permettere delle aperture, pur sapendo che la curva si alzerà”.

Ci voleva tanto per dire queste cose di buon senso? Era proprio necessario esasperare così tanto a lungo l’opinione pubblica con divieti contraddittori e di dubbia utilità e uccidere centinaia di migliaia di attività produttive non consentendo loro di aprire neppure nel periodo natalizio? E al danno, la beffa. Alcuni giornali hanno lanciato l’allarme “contagio da Covid-panettone”, accusando implicitamente di negligenza tutti gli italiani che hanno osato festeggiare il Santo Natale in famiglia. In base a statistiche tutte da asseverare sul piano scientifico, arrivano a sostenere che sette contagiati su dieci hanno contratto il virus durante il cenone. Un modo come un altro per accrescere i sensi di colpa e incutere paura nelle persone già enormemente provate da lockdown, incertezze comunicative e palesi manifestazioni di incompetenza e inadeguatezza da parte della politica.

Ora alle parole di Miozzo seguano fatti concludenti. Famiglie e imprese vogliono tornare pienamente a vivere, in sicurezza. Si smetta di scaricare sui cittadini le colpe e le patenti incapacità di chi governa e si metta mano al più presto a protocolli equilibrati e ragionevoli per consentire la riapertura di scuole, università, musei, cinema, teatri, ristoranti, bar, palestre, piscine, luoghi di produzione culturale, di ricreazione e di cura integrale della persona, attraverso un confronto con le categorie e gli addetti ai lavori e non con decreti calati dall’alto ed elaborati da chi ha perso da tempo ogni contatto con la realtà. L’illusione della vaccinazione di massa e dell’immunità di gregge, mentre la casa brucia, il Paese non può proprio permettersela.

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