FORZA ITALIA NON APPOGGIA BETTINI

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L’ultima mano di poker della partita tra Conte e Renzi – quella in cui ognuno va a vedere il bluff dell’altro – fa carta straccia delle mediazioni finora in campo e relega gli altri a bordo campo. Dove, però, l’opposizione riesce a sentire l’odore del sangue. Forza Italia esclude qualsiasi ipotesi di sostegno a governi a trazione giallorossa. L’esistenza di un “lodo Bettini” viene smentito con forza sia dal portavoce Giorgio Mulé che dalle capogruppo Bernini e Gelmini. Mentre i vari e presunti “responsabili” – contattati nei giorni scorsi anche da sfiniti mediatori Dem – si sfilano uno dopo l’altro.

Controcorrente Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che annuncia: “A crisi chiusa farò un’iniziativa per strutturare i parlamentari responsabili, un soggetto di centro che guarda a sinistra”. Poi precisa ad HuffPost: “Sarà un nuovo partito presente nel Mezzogiorno. Se fossi stato in Parlamento mi sarei mosso lì, invece lo faccio sul territorio, in modo autonomo. È irresponsabile votare con il virus, le scuole chiuse, i ristoratori in affanno. I ‘responsabili’ sono più di quanti si creda, ma sono bloccati dal timore di essere usati, considerati eroi un giorno e vili un altro. Renzi li vede come fumo negli occhi perché non gli consentono di affondare la spada, ma serve un’iniziativa politica”. Un regista. Che, al momento, latita.

“Non ci sono i numeri per forzature in Parlamento”, è infatti l’avviso di giornata recapitato al premier, mentre i Cinque stelle in sequenza sprangano la porta a un nuovo esecutivo con Italia Viva. Mancano forse i volontari (anche se diversi sono indicati come ‘dormienti’), di sicuro copertura e benedizione: Silvio Berlusconi non ha dato via libera a nessuna “operazione politica nell’interesse del Paese”. Gli abboccamenti sono rimasti in sospeso, nonostante il gran lavoro di persuasione di Gianni Letta. Fuori dal perimetro dell’attuale maggioranza, tutti fermi. Matteo Salvini continua a battere sul governo di centrodestra o sulle urne, ma avvisa: “Qualsiasi cosa è meglio di un governo che litiga”. E gongola per la preoccupazione del Nazareno, ultimi sondaggi e simulazioni di voto alla mano, che “tornino al potere gli emuli di Trump”.

Nel centrodestra i messaggini sono tutti dello stesso tenore: “Vediamo come si evolve il teatrino”. Meloni lo dice in chiaro aggiungendo “Ora basta”. Eppure oggi, per la prima volta, c’è la sensazione che la maionese sia impazzita. Che, come dice Zingaretti, si stia rotolando su un piano inclinato. Verso dove? “Valutiamo tutte le opzioni – fanno sapere dalla Lega – Urne difficili ma sarebbe la soluzione migliore”.

Il ‘second best’ su cui il centrodestra comincia a ingolosirsi è un governo elettorale. Una compagine con il compito di combattere la pandemia, gestire il Recovery Fund (che dopo l’auspicata approvazione in consiglio dei ministri avrà bisogno di un iter parlamentare: la partita è appena iniziata) e portare l’Italia al voto. Entro giugno, prima del semestre bianco. Ma quest’ultima parte è tutta da vedere: “Si può nascere governi elettorali ed evolversi in qualcos’altro – ridacchia un deputato azzurro – E al limite, il semestre bianco congela il voto, non il cambio di premier o di squadra”. Aggiunge un Dem di prima linea: “Un governo di scopo a Salvini potrebbe convenire: si accredita come interlocutore responsabile in Europa senza dover digerire, almeno in questa fase, un governissimo”.

Giovanni Toti, dopo aver protetto i suoi dai sospetti di ‘stampellare’ Conte, chiarisce: “L’unico caso in cui potremmo dare una mano, sarebbe un nuovo esecutivo he accogliesse molte delle istanze del centrodestra, che avesse una compagine e una maggioranza assolutamente diverse dalle attuali. Un governo di salute pubblica, di unità nazionale, del presidente”. In questa crisi dai contorni oscuri l’unica cosa su cui nessuno scommette sono proprio le urne.

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