I MINISTRI IN RIVOLTA CONTRO CONTE

Riunioni posticipate, vertici notturni, notti che non passano mai, ministri esausti, altri in perenne ritardo: in queste settimane delicatissime per il futuro dell’Italia a Palazzo Chigi sta succedendo tutto quello che non dovrebbe succedere. Perfino il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, alcune volte fa attendere tutti e altre deve sopportare snervanti attese. Che cosa sta accadendo al cuore del sistema politico italiano? Ci troviamo di fronte a un vero e proprio cortocircuito organizzativo. Gli esempi a conferma di questa tesi non mancano affatto e sono visibili da chiunque.Cortocircuito organizzativo

Gli orari degli appuntamenti fissati sull’agenda non vengono quasi mai rispettati. Incontri che dovrebbero prendere il via alle 21 iniziano intorno alle 23 per poi terminare a notte fonda o addirittura alle prime luci dell’alba. In un clima del genere l’organizzazione di Palazzo Chigi sarebbe iniziata a restare indigesta a molti rappresentanti delle istituzioni, tra cui Teresa Bellanova.

Come ha sottolineato Il Corriere della Sera, il ministro delle politiche agricole avrebbe fatto notare che non è possibile continuare ad andare avanti in questo modo. Molti suoi colleghi, esausti da simili tour de force, pare abbiano appoggiato il problema posto da Bellanova. Anche perché partecipare a discussioni così rilevanti – come quella sulla manovra di bilancio o sulle misure anti Covid – a orari improponibili rischia di essere controproducente oltre che stancante per i diretti interessati.

C’è poi chi ha sottolineato come una simile tendenza sia quasi diventata un tratto distintivo del governo giallorosso. In barba alla chiarezza comunicativa, al processo decisionale e alla comprensione dei cittadini. Gli italiani, non a caso, faticano a capire le mosse dell’esecutivo quando invece dovrebbero essere informati in modo chiaro e tempestivo in merito a ogni informazione rilevante.

Troppi attori da consultare

Oltre agli orari improponibili, è emersa un’altra criticità. Riguarda l’eccessivo numero di attori da consultare. Dal Comitato tecnico scientifico alle Regioni, passando peri comuni e i capodelegazione, sono troppi i fili diretti da mantenere attivi. Gli uffici ministeriali fanno ciò che possono, ma non è facile raccapezzarsi a notte fonda, a maggior ragione considerando le norme sullo smart working.

Secondo alcune indiscrezioni, le lamentelesarebbero alquanto numerose. Eppure Palazzo Chigi risponde che non è possibile fare altrimenti, che le agende da incastrare sono numerose così come gli attori da consultare. Un ministro – non è dato sapere il nome – avrebbe esplicitamente parlato di “problema quasi cronico di organizzazione”.

Non solo: il ministro citato ha evidenziato come le decisioni si prendano spesso “alle due o alle tre del mattino”, dopo “ore di discussioni stremanti“, e spesso con gli scienziati “che dicono al governo cosa fare a proposito del Covid, ignorando un ruolo che dovrebbe essere solo consultivo, e un primato delle scelte della politica che sembra affievolirsi”.

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