I PROPRIETARI DI DISCOTECHE PROTESTANO A MONTECITORIO

“Come si fa a ballare a due metri di distanza. Siamo molto preoccupati. Ricordate che la notte e il divertimento sono importantissimi, sono anche terapeutici”. Con il Silenzio suonato in piazza Montecitorio si è svolto oggi un flash mob dei gestori dei locali di intrattenimento della Silb che hanno contestato le linee guida della Fase 3 per le discoteche: “Vogliamo lavorare in totale sicurezza, ma dovete lasciarci lavorare”, hanno detto i partecipanti, maglietta e mascherina bianca e con il logo dell’associazione “Siamo qui in piazza perché il governo di è completamente dimenticato di noi. Il governo ha previsto la riapertura di tutte le attività economiche del paese con l’esclusione delle discoteche per evitare gli assembramenti. Però questi assembramenti li stiamo vivendo nelle movide con molti problemi. Noi potremmo invece garantire la sicurezza”, hanno concluso

Il ritorno della movida rischia di far rialzare la curva dei contagi ed i sindaci delle grandi città hanno chiesto al ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, il rafforzamento di controlli serali e notturni nelle zone più frequentate dal popolo della notte. Intanto, la Conferenza delle Regioni ha rivisto le norme per ristoranti, hotel, spettacoli dal vivo, sale giochi, matrimoni e centri estivi. 
 

  La preoccupazione per un possibile rialzo della circolazione del Covid è stata al centro di una lunga riunione in videoconferenza tra Lamorgese ed i sindaci della Città metropolitana, messi duramente alla prova dalla movida che in diversi casi appare fuori controllo, con i giovani ben decisi a riappropriarsi della vita notturna dopo mesi di lockdown. I Comuni hanno armi spuntate, con le polizie municipali inattive di notte e gli straordinari che costano. Da qui la richiesta di diversi sindaci alla ministra di mettere a disposizione contingenti adeguati di forze dell’ordine per vigilare nelle ore piccole nei punti più ‘caldi’ delle città ed evitare gli assembramenti davanti ai locali. La titolare del Viminale – presente anche il capo della Polizia, Franco Gabrielli – ha preso atto, ma si è detta contraria alla ‘militarizzazione’ della movida, invitando invece a spingere sull’attività di sensibilizzazione verso comportamenti “più responsabili” che evitino “il rischio di una ripresa del contagio”. Sinergie potranno comunque essere attuate tra forze locali e centrali per garantire il presidio dei centri.
  

  I primi cittadini delle metropoli hanno chiesto, in particolare, interventi normativi per rafforzare l’attività delle polizie locali: nuove assunzioni, l’accesso al Centro elaborazione dati (Ced) del Dipartimento della pubblica Sicurezza; ed hanno anche manifestato insofferenza per la limitazione dei poteri d’ordinanza durante il lockdown, con la conseguente sovrapposizione dei provvedimenti dei presidenti di Regione nella gestione della fase di riapertura delle attività.
    I sindaci del Sud hanno segnalato il rischio di rabbia sociale determinato dall’esaurimento delle risorse stanziate a marzo per le fasce più deboli. Virginia Raggi ha lamentato il fatto che Roma sia teatro di tante manifestazioni che impattano in modo pesante sul Comune. Chiara Appendino ha auspicato il potenziamento della videosorveglianza a Torino. Lamorgese ha ascoltato tutti ed ha espresso l’intenzione di far diventare periodico l’incontro – sempre nel più agile format della videoconferenza – per mettere a punto una strategia comune sulla sicurezza urbana che possa poi sfociare “in tempi rapidi” in un pacchetto normativo.
 

   Sulla movida avranno un impatto anche le nuove linee guida approvate dalla Conferenza delle Regioni, che comprendono le attività ricreative. “L’obiettivo – ha spiegato il presidente, Stefano Bonaccini – è quello di dare un contributo per rimettere velocemente in moto il Paese, in condizioni di sicurezza, nella fase post-emergenza Covid-19”. Dalla ristorazione alle cerimonie, dagli alberghi alle discoteche, dal cinema agli spettacoli dal vivo, vengono illustrate, scheda per scheda, le modalità di ripresa con le relative prescrizioni.
    Infine, dal Tar del Lazio arriva la conferma dell’ordinanza emessa dal Commissario straordinario Domenico Arcuri il 26 aprile scorso, che ha imposto il prezzo massimo di vendita delle mascherine facciali non superiore a 0,50 euro. La pronuncia, commenta Arcuri, “dimostra che la scelta è stata fatta nell’esclusivo interesse dei cittadini italiani”. Ed il prezzo, aggiunge, potrà essere ulteriormente ribassato nei prossimi mesi, quando inizierà la produzione dei dispositivi di Stato con le 51 macchine acquistate dagli uffici del Commissario.

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