Il documentario sulla storia di Noyz Narcos è puro hip hop 

La pellicola di Marco Proserpio immortala il percorso del rapper dalla nascita dei collettivi Truceboys e Truceklan, con la loro attitudine punk, fino al nuovo album solista “Virus”. È un racconto prezioso, diretto e senza compromessi.

“Finché c’è Noyz anche tu puoi fare il cazzo che ti pare nel rap”. Lo dice Fabri Fibra alla fine del documentario “Dope Boys Alphabet” di Marco Proserpio che in un’ora e mezza ripercorre la storia di Noyz Narcos, colonna portante del rap italiano capace di farcela “in un altro modo”, sottolinea Luché, cioè mantenendo sempre intatte una fame, un’attitudine e una passione per la musica che affondano le radici nell’underground più puro, quella zona dark e allo stesso tempo magica in cui realtà e leggenda si abbracciano.

La pellicola, in esclusiva su LIVENow per tre giorni, è un racconto prezioso che, fra luci e ombre, descrive sì le radici di un artista, ma anche di una vasta scena capace di influenzare intere generazioni in modo viscerale con un background unico.

Tutta la vita davanti

Il Noyz di oggi, nel doc, non parla mai. Prima che esistesse nel rap “l’ottavo re di Roma”, prima del Truceklan, prima ancora di tutto, l’artista ha ripreso ogni momento della propria vita con una videocamera, tutti frammenti di esistenza che fuoriescono con potenza nel doc. Noyz, che oggi ha 42 anni, in apertura di film si fa leggere i tarocchi da un mistico cartomante e si trova davanti la carta della Morte, rievocando come un fantasma tutta la vita davanti agli occhi e lasciando parlare l’“io” che si era filmato con una telecamerina oltre vent’anni anni prima. Un salto nel tempo potentissimo dal punto di vista narrativo. Sarà il suo nuovo disco “Virus”, in uscita a gennaio, a segnarne il vero ritorno a quasi quattro anni da “Enemy”. Alcuni spoiler creano aspettative altissime sul nuovo progetto: diverse immagini ne mostrano la lavorazione con Night Skinny, Sine, Ketama, Coez, Franco 126 e altri.

Raekwon del Wu-Tang Clan

E soprattutto viene spoilerato un feat con Raekwon, pseudonimo di Corey Woods, membro del gruppo hip hop Wu-Tang Clan, collettivo hardcore che ha ispirato la scena romana da cui Noyz ha mosso i primi passi. Un cerchio iniziato decenni prima, passato per l’apertura di alcuni live del gruppo statunitense e arrivato a chiudersi, a compimento, con una traccia insieme. “Nel nuovo disco ci sono canzoni introspettive, ma anche barre dure”, dice Ciro Buccolieri, ceo di Thaurus, che sottolinea la capacità del rapper romano di creare un immaginario cinematografico.

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