IL M5S PRONTO A MOLLARE CONTE

Sono ore convulse per il governo Conte. Mentre Italia Viva sembra pronta alla rottura definitiva, sullo sfondo si intrecciano tattiche e strategie, attese e lunghi sospiri.

“È il Presidente del Consiglio a staccare la spina del governo, non noi, perchè è lui a continuare nel suo atteggiamento di non farsi carico dei problemi, ma anzi, mettendoli sotto il tappeto. Non si può andare avanti così. Ci ha detto che ci vedremo in aula sfidandoci? Va bene. Ci vedremo in Parlamento e utilizzeremo la dialettica e i nostri numeri per vedere chi ha ragione rispetto ai ritardi di questo governo”, ha chiarito oggi il coordinatore nazionale di Italia Viva, Ettore Rosato ai microfoni di Radio Popolare. Una dichiarazione che ha il sapore di una sfida da Far-West.”Ma che offerta avrebbe fatto Conte? Noi vogliamo risposte alle nostre richieste, Non ci interessano offerte di posti o di chissà quale tavolo di mediazione”, ha aggiunto il renziano, lasciando trasparire che, ormai, il tempo per Giuseppe Conte sta per scadere.

Parole che dimostrano quanto sia stata fallimentare la strategia di Palazzo Chigi che, stando alle indiscrezioni raccolte da ilGiornale.it, sarebbe, come al solito, frutto dei consigli di Rocco Casalino e della vanagloria del premier Conte “da tempo oramai ostaggio di una sindrome napoleonica”. E a confermarlo sono diverse fonti parlamentari della maggioranza: “Se siamo arrivati a questo punto sull’orlo di una crisi – confidano – è perché il presidente l’ha tirata per le lunghe e perché ha pensato di ingaggiare con Renzi un duello personale per incrementare le propria popolarità sulla falsa riga dello scontro con Matteo Salvini al termine del governo gialloverde”. Ma stavolta le cose sono andate diversamente: “Allora Salvini invocava pieni poteri – continuano le nostre fonti – oggi chi sembra invocarli invece è proprio Conte..”. Ma, a peggiorare la già precaria posizione del premier, si aggiunge il fatto che i grillini, come abbiamo già scritto, non sono più disposti a difendere il loro premier con la stessa forza con cui lo facevano un tempo. I comunicati stampa e le posizioni ufficiali sono sfumati, deboli, ambigui e ciò rafforza l’idea che anche i grillini non abbiano intenzione di immolarsi dietro a un premier che hanno proposto per ben due volte, senza però ricevere mai nulla in cambio. Se non la proposta di un suo partito, formulata nei giorni scorsi dal ministro Stefano Patuanelli a un gruppo di senatori e subito respinta al mittente perché sarebbe il preludio di un voto anticipato.

In questa cornice, nelle ultime ore emergono peraltro nuove ipotesi che rischiano di irrigidire ancor di più la posizione dei pentastellati verso il loro premier e che, dunque, prospetterebbero per Giuseppe Conte una fine tutt’altro che gloriosa. Nel pieno delle trattative in corso, sarebbe, infatti, spuntata più volte la possibilità di una via d’uscita dignitosa per la maggioranza, ovvero un Conte ter con allegato un maxi rimpasto di governo. Matteo Renzi avrebbe fatto sapere agli alleati di governo di essere disposto a sostenere nuovamente Conte qualora cambiasse radicalmente metodo e modi. Insomma, l’ex premier chiede al presidente in carica un dibattito sui contenuti, come confermano anche le recenti esternazioni pubbliche della ministra Teresa Bellanova. Una proposta che Conte continua a non considerare perché, spiegano fonti che seguono da vicino il negoziato, “ha il timore che sia un pretesto per farlo fuori”. Ma si sa, le voci in politica circolano rapidamente ed è in questo lungo filo del telefono che si annodano tra i grillini nuovi malumori: “Se c’è la possibilità di tenere Conte avviando un rimpasto e inserendo di nuovo le figure dei vicepremier, perché Conte non accetta?”. Il sospetto è che da Chigi “non ci sia la volontà di fare alcun passo indietro pur di mantenere il potere concentrato nelle proprie mani e che Conte, piuttosto che cedere alle richieste di Renzi, richieste in fondo normali e legittime, preferisca trascinare tutti al voto“. Davanti a questo bivio il premier sembra essere in caduta libera. Sebbene nel Movimento ci sia ancora qualcuno disposto a difenderlo fino alla fine, ora anche gli ultimi soldati cominciamo a chiedersi “se non sia meglio mollare la presa per poi avere maggiore margine di trattativa in un ipotetico rimpasto”.

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